Immigrati

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Spesso gli zingari si trovano ai margini della società, e a volte sono visti con ostilità e sospetto; ma certo anche il popolo zingaro è chiamato a contribuire al bene comune, e questo è possibile con adeguati itinerari di corresponsabilità, nell'osservanza dei doveri e nella promozione dei diritti di ciascuno. Lo ha notato Papa Francesco parlando all'Incontro mondiale dei promotori episcopali e dei direttori nazionali della pastorale degli zingari. Occorre contrastare la trappola dell'emarginazione che porta all'accattonaggio. Di fronte alle difficoltà e ai disagi dei fratelli, tutti devono sentirsi interpellati a porre al centro delle loro attenzioni la dignità di ogni persona umana.

La pace è l'obiettivo cui aspirano le persone e le società. Lo ha ribadito Papa Francesco nel discorso ad un gruppo di ambasciatori non residenti ricevuti giovedì. Sono gli ambasciatori di Svizzera, Liberia, Etiopia, Sudan, Giamaica, Sud Africa e India. Occorre impegnarsi contro il commercio delle armi e le migrazioni forzate, due temi legati perché le migrazioni sono provocate dalle guerre e dalle violenze armate. Serve un nuovo impegno soprattutto di fronte alle migrazioni e a vicende che ci fanno piangere e vergognare. La Santa Sede ribadisce che non si possono proclamare i diritti umani senza farsi carico di uomini e donne che, costretti a lasciare la loro terra, muoiono nel tentativo o non sono accolti dalla solidarietà internazionale.

Il commercio delle armi e le migrazioni forzate «sono ferite di un mondo che è il nostro mondo, nel quale Dio ci ha posto a vivere oggi e ci chiama ad essere responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché nessun essere umano sia violato nella sua dignità». Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza gli ambasciatori di Svizzera, Liberia, Etiopia, Sudan, Giamaica, Sud Africa e India, in occasione della presentazione delle credenziali.

«Preghiamo per queste vittime innocenti a causa del nostro egoismo e della nostra indifferenza, ma preghiamo soprattutto per coloro che dovrebbero e potrebbero evitare tragedie come questa». Don Piero Galvano, direttore della Caritas diocesana di Catania, ha presenziato alle operazioni di sbarco dei migranti arrivati nel tardo pomeriggio di ieri al porto di Catania ed ha espresso un pensiero di cordoglio per le 17 vittime dell'ennesima tragedia in mare.