Immigrati

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Lo Stato è pronto a mettere in campo anche «ipotesi di interventi specifici nella normativa» per la zona di Prato, pur di risolvere il problema della diffusa irregolarità e del lavoro sommerso che, su quel territorio, ha portato alla morte di 7 cinesi in una fabbrica tessile. Ad annunciarlo è stato il ministro dell'Interno Angelino Alfano, al termine ieri sera, del tavolo nazionale per Prato, riunito insieme ai vertici delle forze di polizia, al presidente della regione Toscana Enrico Rossi, e al sindaco di Prato, Roberto Cenni.

La tratta delle persone è un crimine contro l'umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l'economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale. Lo ha detto Papa Francesco, nel discorso ai nuovi Ambasciatori di Algeria, Islanda, Danimarca, Lesotho, Palestina, Sierra Leone, Capo Verde, Burundi, Malta, Svezia, Pakistan, Zambia, Norvegia, Kuwait, Burkina Faso, Uganda e Giordania

«Una vergogna, un crimine contro l'umanità»: non ha usato mezzi termini Papa Francesco per condannare con fermezza la tratta di esseri umani, parlando ai nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede di Algeria, Islanda, Danimarca, Lesotho, Palestina, Sierra Leone, Capo Verde, Burundi, Malta, Svezia, Pakistan, Zambia, Norvegia, Kuwait, Burkina Faso, Uganda e Giordania, in occasione della presentazione delle Lettere credenziali.

In attesa di un appuntamento specifico, un Consiglio straordinario sulla tragedia di domenica scorsa a Prato, in cui potranno essere approfondite le questioni della riduzione in schiavitù di un gran numero di lavoratori cinesi, l'Aula di palazzo Panciatichi ha oggi approvato, a maggioranza, una risoluzione che esprime il cordoglio per le vittime del rogo e chiede l'impegno del Consiglio toscano a favore dei diritti, dell'integrazione e della legalità all'interno della comunità cinese.

«Qui è un far west». Le parole del procuratore di capo di Prato, Piero Tony fotografano una realtà che da queste parti è conosciuta fin troppo, quella dei nuovi schiavi cinesi nelle confezioni tessili. «Un’insostenibile illegalità e sfruttamento», come l’ha definita il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scrivendo al presidente della Regione Enrico Rossi. Quello che, in queste proporzioni, da queste parti, non si era mai visto è la tragedia che si è consumata alle prime ore di domenica mattina.

«Da Prato sale un grido di dolore per chi è continuamente sfruttato sul lavoro. Prato è la nuova Rosarno»: lo afferma oggi al Sir monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, commentando la tragedia del rogo nella fabbrica tessile a Prato, con sette morti e due feriti tra i lavoratori cinesi. 

Abolire il reato di clandestinità ed affrontare la questione della cittadinanza e dei diritti politici. Lo chiede la «Carta di Siena», presentata oggi nel corso di una giornata di studi presso l'Università per stranieri di Siena. La «Carta», per ora in bozza, è stata pensata e realizzata dalla Commissione Migrantes Toscana in stretta collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena ed il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira. E' stata condivisa con le commissioni regionali per le missioni, la pastorale del lavoro, l'ufficio famiglia e i riferenti ecclesiali chiamati in causa ad esaminare il fenomeno migratorio in occasione della «Settimana sociale dei cattolici toscani».

Sono 5.186.000 gli immigrati regolari residenti in Italia, il 7,4% della popolazione (dati 2012). Un aumento contenuto (+8,2%) soprattutto a causa della crisi economica, che ha visto un calo dei flussi in entrata per motivi di lavoro (da 90.483 nel 2011 a 52.328 nel 2012). Al contrario c'è stato un aumento dei flussi di ritorno (180 mila permessi scaduti e non rinnovati).

366 alberi guarderanno il mare che si è portato via altrettante vite, davanti all’Isola dei Conigli. Come se le anime volate via mentre il corpo annegava, possano tornare a rivivere, simbolicamente, in altrettante piante, non a caso mediterranee, come il carrubo e il ginepro. 

A un mese dalla tragedia di Lampedusa, la diocesi di Grosseto «non vuol dimenticare, ma intende invece custodire quella tragedia come un monito» e a riguardo ha promosso, per il 3 novembre, «Lampedusa è qui», una serata di riflessione pubblica nella quale porteranno la loro testimonianza il parroco di Lampedusa, don Stefano Nastasi e padre Firas Lutfi, frate minore francescano siriano, che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra e della devastazione del suo Paese.