Immigrati

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«Da Prato sale un grido di dolore per chi è continuamente sfruttato sul lavoro. Prato è la nuova Rosarno»: lo afferma oggi al Sir monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, commentando la tragedia del rogo nella fabbrica tessile a Prato, con sette morti e due feriti tra i lavoratori cinesi. 

Abolire il reato di clandestinità ed affrontare la questione della cittadinanza e dei diritti politici. Lo chiede la «Carta di Siena», presentata oggi nel corso di una giornata di studi presso l'Università per stranieri di Siena. La «Carta», per ora in bozza, è stata pensata e realizzata dalla Commissione Migrantes Toscana in stretta collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena ed il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira. E' stata condivisa con le commissioni regionali per le missioni, la pastorale del lavoro, l'ufficio famiglia e i riferenti ecclesiali chiamati in causa ad esaminare il fenomeno migratorio in occasione della «Settimana sociale dei cattolici toscani».

Sono 5.186.000 gli immigrati regolari residenti in Italia, il 7,4% della popolazione (dati 2012). Un aumento contenuto (+8,2%) soprattutto a causa della crisi economica, che ha visto un calo dei flussi in entrata per motivi di lavoro (da 90.483 nel 2011 a 52.328 nel 2012). Al contrario c'è stato un aumento dei flussi di ritorno (180 mila permessi scaduti e non rinnovati).

366 alberi guarderanno il mare che si è portato via altrettante vite, davanti all’Isola dei Conigli. Come se le anime volate via mentre il corpo annegava, possano tornare a rivivere, simbolicamente, in altrettante piante, non a caso mediterranee, come il carrubo e il ginepro. 

A un mese dalla tragedia di Lampedusa, la diocesi di Grosseto «non vuol dimenticare, ma intende invece custodire quella tragedia come un monito» e a riguardo ha promosso, per il 3 novembre, «Lampedusa è qui», una serata di riflessione pubblica nella quale porteranno la loro testimonianza il parroco di Lampedusa, don Stefano Nastasi e padre Firas Lutfi, frate minore francescano siriano, che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra e della devastazione del suo Paese.

Il primo Rapporto sulla tratta - "Punto e a capo" - vuole mettere in evidenza come, dopo anni di lavoro e d'impegno da parte del sociale, su un tema così complesso ci sia bisogno di una riflessione rinnovata. Il fenomeno è cambiato rispetto a dieci anni fa, si manifesta in varie forme come lo sfruttamento lavorativo e lo sfruttamento a fini sessuali che è anche quello più noto. Queste sono tutte situazioni che meritano interesse e interventi di diversa natura. Con questo Rapporto, oltre a evidenziare i numeri sempre più crescenti di persone vittime di sfruttamento, vogliamo mettere in risalto le criticità. In particolare, quelle di carattere istituzionale, perché in Italia manca un sistema nazionale di contrasto. Anche i nostri referenti istituzionali cambiano continuamente e ciò ci mente in difficoltà. Il privato sociale da solo non può farcela. Abbiamo bisogno di fare squadra e il Rapporto enfatizza la necessità di lavorare in sintonia con i ministeri competenti, gli enti locali e la magistratura, al fine di dare risposte più efficaci e, di conseguenza, più presenti sui territori che, a vario titolo, sono tutti coinvolti nella tratta di esseri umani.

La tratta di persone in Italia: «Una realtà consolidata e strutturale dei sistemi di sfruttamento sessuale, lavorativo e a fini di accattonaggio e, in misura minore, in attività illegali» che coinvolge soprattutto giovani donne tra i 18 e i 25 anni (più del 50%) sfruttate nel mercato della prostituzione. È quanto emerge da «Punto e a capo sulla tratta. 1° Rapporto sulla tratta e il grave sfruttamento», presentato oggi, Giornata europea contro la tratta di persone, a Roma e curato da Caritas Italiana e dal Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca), con il Gruppo Abele e l'Associazione On the Road.

Davanti al dramma che si sta consumando in queste settimane nel Mediterraneo e sulle nostre coste è difficile trovare parole che non suonino false. Scrivere o leggere un articolo è troppo facile, troppo lontano dalla realtà effettiva di cui ci si vorrebbe fare interpreti.

«Saranno impiegati anche dei droni». La frase del ministro della Difesa, Mario Mauro, avrebbe un sapore sinistro se non fosse riferita all’operazione «Mare Nostrum» la missione «militare e umanitaria» che - sono sempre parole di Mauro - «prevede il rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare per incrementare il livello sicurezza delle vite umane».