Immigrati

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Uno sguardo si abbassa, evidentemente imbarazzato, lungo i viali di un cimitero fra le montagne del Veneto. Un ginocchio si piega, e una mano si allunga verso una piccola bara bianca, sull’isola più meridionale della Sicilia. Ai due estremi geografici dell’Italia, quasi in contemporanea, il 9 ottobre 2013, dai vertici dello Stato arrivano parole di scusa.

I bambini che ieri si sono presentati a ritirare l’attestato di cittadinanza onoraria civica, consegnato dal sindaco di Tavarnelle Sestilio Dirindelli e dall’assessore di Barberino Silvano Bandinelli, provengono da paesi del mondo tra cui Albania, Romania, Norvegia, Inghilterra, Germania, Filippine, Costa d’Avorio, Argentina, India, Perù, Senegal, Moldavia

«Una riflessione sui temi dell'immigrazione e per pensare ad un sistema di accoglienza unitario integrato, capace di intervenire nelle emergenze degli sbarchi come nella quotidianità dei flussi migratori». E' questo lo scopo degli incontri in corso in questi giorni a Lampedusa, con una delegazione di Caritas italiana, guidata dal direttore don Francesco Soddu, il vescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, gli operatori della Caritas di Agrigento e la delegazione delle Caritas diocesane della Sicilia.

«Indignazione che rischia di diventare rabbia, un sentimento non cristiano, ma anche grande tristezza e senso di colpa». Sono i sentimenti che l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, confida in un’intervista al Sir poco dopo aver visitato i cadaveri in fila a Lampedusa.