Profughi

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È stato firmato ieri al Viminale il nuovo protocollo per far entrare in Italia, in due anni, 600 richiedenti asilo dai campi profughi in Etiopia, Giordania e Niger, tramite corridoi umanitari tra Cei, Comunità di Sant’Egidio, ministero dell’Interno e ministero degli Esteri. Conversando con i giornalisti mons. Russo ha replicato alle accuse alla Caritas da parte di Matteo Salvini, che non era presente alla firma.

Venerdì 3 maggio, alle 17.30, verrà firmato al Viminale un nuovo protocollo per l'arrivo, in due anni, di 600 richiedenti asilo da Etiopia, Niger e Giordania. Si tratta di persone vulnerabili (famiglie con bambini, malati, donne a rischio di tratta), che vivono attualmente in campi profughi e altre sistemazioni precarie, appartenenti per lo più a nazionalità del Corno d'Africa, dell'Africa sub sahariana e anche della Siria.

I presidenti della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, e della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, hanno scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per avanzare la proposta di un «corridoio umanitario europeo» e dichiarare la loro pronta disponibilità a collaborare alla sua realizzazione sulla base dell'esperienza realizzata in Italia negli ultimi tre anni.

Le piaghe di Gesù «costituiscono la fonte della pace, perché sono il segno dell'amore immenso di Gesù che ha sconfitto le forze ostili all'uomo, il peccato, la morte». Lo ha spiegato il Papa, nel Regina Coeli di ieri, in cui si è soffermato sull'apparizione di Gesù Risorto nel cenacolo, dove erano riuniti gli apostoli, in preda allo smarrimento e alla paura. Al termine appello per la sorte dei profughi nei centri di detenzione in Libia.

Si chiama Sanna, viene dal Gambia, ha 19 anni e, a causa del Decreto sicurezza, rischiava di non avere più un posto dove dormire. Costretto ad abbandonare il Centro di accoglienza straordinaria di Tavarnelle, gestito dalla Misericordia, dove aveva trascorso gli ultimi due anni e non potendo accedere al sistema Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo), Sanna è stato accolto da Michela, Andrea e i loro due figli, di sei e tre anni.

«L'escalation della violenza rende la situazione in Libia sempre più preoccupante. Centinaia le vittime e oltre 25.000 gli sfollati interni fuggiti dalle aree di scontro, ma il numero aumenta di ora in ora, via via che il conflitto si espande. Se i combattimenti non cesseranno, incombe il rischio di una crisi umanitaria di vaste proporzioni su scala regionale con flussi importanti di profughi nei paesi limitrofi: Tunisia, Algeria, Egitto in primis, e anche verso le coste europee». Lo denuncia in una nota oggi Caritas Italiana.

Alla luce del drastico peggioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale libica Tripoli, l'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha chiesto con urgenza «il rilascio immediato di rifugiati e migranti dai luoghi di detenzione» poiché molti di questi centri si trovano in aree teatro di scontri continui.