Isis

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Una delegazione vaticana è stata ricevuta oggi da Sua Santità papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copta ortodossa, che domenica scorsa è sfuggito all’attentato nella cattedrale di san Marco ad Alessandria (sede del Patriarcato copto ortodosso), mentre celebrava la Divina Liturgia della Domenica delle Palme.

«Si erano preparati nel digiuno a celebrare i sacri misteri, e pregando e lodando con tutto il cuore, nel momento del martirio sono passati, attraverso il dolore, alla gioia gloriosa della Resurrezione»: così Papa Tawadros, patriarca della Chiesa copta ortodossa, scrive in un messaggio inviato a Anba Paula, vescovo copto ortodosso di Tanta e letto durante le esequie delle 29 vittime della strage, compiuta dall’Isis, di ieri nella chiesa di san Giorgio nella cittadina a circa 100 km a nord del Cairo.

«Non tramonti mai, in noi e in nessun uomo di fede autentica, la speranza in un domani di pace». Lo scrivono in un messaggio ai «fratelli e sorelle» della comunità copta monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, e don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, all’indomani degli attacchi terroristici nelle chiese di Tanta e Alessandria.

Il bilancio, ancora provvisorio, parla di 43 morti e oltre 120 feriti. Due terribili esplosioni, rivendicate dall'Isis, hanno insanguinato ieri le celebrazioni della Domenica delle Palme in due chiese copte a Il Cairo e ad Alessandria d'Egitto. Il vescovo copto-cattolico di Guizeh: «Attentato contro l'unità del Paese. Ma il viaggio del Papa non è a rischio».

Tre Chiese irachene, la siro-cattolica, la siro ortodossa e la caldea, hanno firmato oggi un decisivo Accordo nella sede dell’Arcidiocesi della Chiesa caldea di Erbil (Kurdistan iracheno) per dare vita ad un Comitato, il Niniveh Reconstruction Commitee (NRC), con il compito di pianificare e seguire la fase di ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive, distrutti dopo il 2014 dall’ISIS.

È un campionario di nefandezze e di orrori quello che si sono lasciati dietro i terroristi dell'Isis subito dopo la loro cacciata dalla Piana di Ninive. Per la prima volta dalla loro liberazione, un gruppo di giornalisti ha potuto documentare la distruzione e la persecuzione subite durante i due anni e mezzo di occupazione di Daesh

Una trentina di giovani, appartenenti a un’organizzazione di volontariato civile, in gran parte musulmani – comprese alcune ragazze vestite col velo integrale – hanno pulito a fondo e rimesso in ordine la chiesa caldea dedicata alla Vergine Maria, collocata a Drakziliya, zona di Mosul sulla riva sinistra del fiume Tigri, nella parte della città sottratta alle milizie jihadiste dell’autoproclamato Stato Islamico (Daesh) e tornata sotto il controllo dell’esercito iracheno.

L’allerta è appena un gradino sotto il massimo, in una scala che articola in tre scatti il livello più elevato, denominato Alfa. Siamo in Alfa 2, laddove Alfa 3 indica un attacco terroristico in corso. È dalla strage del Bataclan a Parigi che l’allerta è di questa portata e purtroppo quel che è avvenuto dopo quel tragico 13 novembre 2015 non ha consentito di alleggerire l’allarme. Ecco alcune misure adottate in Italia

«Condannare questi fatti nel modo più assoluto e rigoroso. Senza mezzi termini». È il secco commento, rilasciato al Sir, dal presidente dei vescovi cattolici della Turchia, monsignor Boghos Levon Zekiyan, in merito alla strage di Capodanno, a Istanbul, nella quale sono rimaste uccise 39 persone, la maggior parte stranieri, con decine di feriti.