Isis

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«Speriamo che le operazioni per la liberazione della città di Mosul procedano in maniera spedita». Dopo di che «la priorità sarà la riconciliazione nazionale, possibile solo sotto un governo iracheno unito e forte». È quanto dichiarato al Sir dall’arcivescovo siro-cattolico di Mosul, Kirkuk e del Kurdistan, monsignor Petros Mouche, commentando l’offensiva dell’esercito iracheno per riprendere il controllo della seconda città dell’Iraq, in mano allo Stato Islamico dal giungo del 2014.

«Noi vogliamo la liberazione della grande città di Ninive e poi della Piana di Ninive, vogliamo la pace e la sicurezza, che lascino il nostro popolo vivere con onestà e tranquillità, ma non vogliamo vendette». Nel giorno in cui è cominciata l’offensiva irachena contro l’Is a Mosul, a parlare è monsignor Shlemon Warduni, vescovo caldeo ausiliare di Baghdad, che a Radio Vaticana racconta le speranze e i timori dei cristiani iracheni.

In questa guerra senza inviati speciali e fatta solo di fotografie il racconto visivo globale ci viene comunque dalla città di Aleppo con le sue case franate nelle strade o senza tetto come se non fossero state mai finite, senza finestre come persone a cui sono stati cavati gli occhi o con teli di plastica come ragazzi  con il lattime agli occhi

«La diocesi di Mosul non esiste più»: è lapidario monsignor Shimoun Nona, arcivescovo emerito di Mosul, dal 2014 capitale irachena dell'Isis. Il presule caldeo ha guidato la città per oltre quattro anni, dalla fine di novembre del 2009 sino all’arrivo dell’Isis che lo ha cacciato come tutti gli altri cristiani iracheni. Il genocidio delle minoranze non è solo eliminazione fisica ma anche cancellazione della loro storia passata e futura

«I cattolici francesi sono provati» dal brutale assassinio di padre Jacques Hamel, ma «è tutta la Francia, che è stata colpita e quando una chiesa è colpita, quando un sacerdote è assassinato, è la Repubblica che è profanata, perché la Repubblica deve proteggere». Lo ha dichiarato ieri il presidente francese François Hollande, prima del colloquio privato con Papa Francesco, durato circa 40 minuti, secondo quanto riferito da Greg Burke, direttore della sala stampa vaticana.