Mafia

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«La corruzione rivela una condotta anti-sociale tanto forte da sciogliere la validità dei rapporti e quindi, poi, i pilastri sui quali si fonda una società: la coesistenza fra persone e la vocazione a svilupparla». È quanto scrive Papa Francesco nella prefazione al libro-intervista del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, con Vittorio V. Alberti, dal titolo «Corrosione», in uscita oggi.

«Se reagiscono così, vuol dire che anche se la guerra non è vinta, la battaglia che stiamo conducendo va nella direzione giusta, e forse spaventa e preoccupa qualcuno». È il commento, rilasciato al Sir, dell’on. Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, alle nuove scritte intimidatorie apparse oggi a Palermo contro don Luigi Ciotti, presidente di Libera, dopo quelle nei giorni scorsi a Locri.

Tutti uniti in corteo per dire no alle mafie. Erano attese tremila persone ma alla fine a Prato ne sono arrivate almeno quattromila per partecipare martedì 21 marzo alla XXII Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall’associazione Libera e da Avviso Pubblico.

«Credo che siamo qui perché amiamo la vita, e abbiamo un debito con chi è stato assassinato, con le loro famiglie. Ma non basta più ricordare, bisogna farli vivere nel nostro impegno, essi ci parlano e ci chiedono di essere noi più vivi. Ci hanno lasciato in eredità la speranza di una società più giusta e più umana». Lo ha detto a Locri don Luigi Ciotti, nell’intervento che ha concluso la manifestazione di Libera per la memoria e l’impegno delle vittime delle mafie.

Si è tenuta ieri alla stadio di Locri una cerimonia, promossa da Libera, per ricordare tutte le vittime delle mafie. Presente anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Le ferme parole di condanna delle mafie da parte del vescovo di Locri. Nella città calabrese si tiene domani la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie.

«Il padrino cristiano è un testimone della fede», rimarca il vescovo di Monreale dopo la vicenda del figlio del boss tornato a Corleone per fare da padrino al battesimo della nipote. Oltretutto, un mafioso è fuori dalla Chiesa se non si converte, e tale conversione «non può essere solo intimistica, dev'essere pubblica, implicando un cambiamento di vita».

Conosco il rischio della vita per voi e per i vostri familiari e vi sono vicino, come chiedo a Dio di darvi la forza di continuare a lottare e di toccare il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, perché si convertano e cambino vita. Così Papa Francesco si è rivolto ai membri della Direzione Antimafia e Antiterrorismo italiana ricevuti in udienza in Vaticano.