Mass media

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Stando a quanto riferito dal Sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, mons. Becciu, il Papa ci ha riso sopra, «ha fatto delle battute» sul suo presunto tumore al cervello, «ma era molto dispiaciuto delle notizie false». Perché di questo si tratta, di notizie false, subito smentite in modo perentorio da tutti i soggetti chiamati in causa.

Perseverare nella missione di fedeltà al Vangelo e al magistero della Chiesa ma sempre in ascolto della società e delle persone. E’ il compito affidato dal Papa ai membri dell’Associazione Radio Maria ricevuti stamani in Vaticano, “volti e cuori” degli ascoltatori che seguono ogni giorno l’emittente, sostenendola con il volontariato e le offerte. Francesco ricorda l’opera di evangelizzazione intrapresa con costanza nell’ascolto delle preoccupazioni e dei drammi della gente alla quale Radio Maria offre la speranza della fede. Nelle mani della Provvidenza e sotto la protezione della Vergine, l’emittente – ricorda il Papa- si è sviluppata, ammodernata, diffusa con capillarità nel mondo, arrivando a 30 milioni di ascoltatori, ma sempre nel segno della sobrietà, che va sempre mantenuta.

Noi credenti siamo fatti così: crediamo al Papa. Del resto, che cattolici saremmo se non dessimo credito alle parole di Pietro, chiamato a guidare la Chiesa sui passi di Gesù? Ecco perché la vicenda del presunto scoop sul «tumore benigno al cervello» di Francesco, per noi è già bella che chiusa.

«Soddisfazione» per la sospensione del Piano che prevede la consegna postale a giorni alterni. È quanto esprimono oggi i 190 giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), dopo aver appreso da «fonti certe» la decisione di rimandare al 31 dicembre prossimo l’entrata in vigore del Piano, che - come invece previsto - doveva partire oggi.

Rispetto al 2009, le copie diffuse in Italia ogni giorno sono scese da 5,2 a 4 milioni. Cinque anni fa c'erano 11 testate gratuite con 65 edizioni locali per 4 milioni di copie e oggi ne rimangono solo due con mezzo milione di copie. La cannibalizzazione della pubblicità da parte delle tv ha sottratto risorse al settore cartaceo. E già oggi il 38% della pubblicità mondiale va su Google.