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Nella tradizionale conferenza di fine anno il premier Giuseppe Conte ha difeso la sua manovra anche dall'accusa di essere stata scritta a Bruxelles. Conferma i tagli all'editoria, assicura che non aumenteranno le tasse e si assume la responsabilità dell'errore sull'Ires raddoppiata al no profit.

La difesa di "spazi di libertà", sia nel pluralismo dell'informazione che nella valorizzazione del volontariato e delle istituzioni culturali; la politica, con l'attesa delle elezioni a Firenze e il dibattito sulle possibili forme di aggregazione dei cattolici; la vita diocesana, con il Cammino Sinodale e la Visita Pastorale. Sono questi i temi affrontati dal cardinale Giuseppe Betori nel suo incontro con i giornalisti per il consueto scambio di auguri.

A niente sono valsi gli appelli ripetuti in questi giorni e neanche i continui richiami del Capo dello Stato. La maggioranza gialloverde, pur non avendo incluso questa misura nel «contratto di governo», ha deciso di cancellare il Fondo per il pluralismo che sarebbe entrato in vigore proprio adesso. Una decisione grave che avrà pesanti conseguenze occupazionali, ma che soprattutto restringe ulteriormente il pluralismo dell'informazione.

A distanza di poche settimane siamo costretti a tornare sulla questione dei contributi all’editoria che la maggioranza di Governo vuole abolire, pur non essendo questa misura contenuta nel «contratto di governo» e senza aver aperto un tavolo di confronto con le categorie interessate. Questa settimana pubblichiamo l'appello che Alleanza delle Cooperative, File, Fisc (Federazione settimanali cattolici alla quale aderisce anche Toscana Oggi) e Uspi rivolgono al premier Giuseppe Conte.

Questa settimana al posto delle consuete lettere pubblichiamo un intervento concordato tra tutti i direttori dei settimanali cattolici italiani. Si tratta di un allarme per quello che una forza politica, il Movimento5Stelle, vorrebbe includere con un emendamento alla legge di bilancio, pur non essendo nel «contratto» di governo: la cancellazione di una legge importante, i cui effetti si sarebbero visti per la prima volta proprio nel 2019, quella che riformava con rigore ed equità il sostegno pubblico all'editoria, istituendo un Fondo per il pluralismo informativo.

È in discussione in Parlamento un emendamento alle Legge di bilancio, presentato dal deputato siciliano Adriano Varrica (M5S), che abolirebbe la legge 70/2017 sul Fondo per il pluralismo dell'informazione. I direttori dei settimanali cattolici aderenti alla Fisc, tra cui Toscana Oggi, pubblicano questa settimana un appello perché il Parlamento non determini, con una tale misura, la chiusura di tante testate locali che garantiscono la libertà informativa in questo Paese.

Fisc, File, Uspi e Alleanza delle Cooperative italiane comunicazione si dicono disponibili a migliorare ulteriormente la legge sull'editoria. Ma fanno quadrato per tutelare quel presidio di democrazia rappresentato da centinaia di testate sparse sul territorio nazionale. Voci senza le quali l'Italia si scoprirebbe più povera.

La Lega, per bocca d Alessandro Morelli, presidente della Commissione trasporti della Camera, prende le distanze  dall'annuncio del sottosegretario Vito Crimi che aveva dato per certo l'azzeramento del Fondo per il pluralismo che sostiene la libertà informativa in Italia: «I giornali appartengono al patrimonio culturale e all'identità della nazione. Nessuno pensi di cancellarli con un colpo di spugna».