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Avere timore di Dio non significa aver paura di lui, ma ricordarsi quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell'abbandonarci con umiltà, rispetto e fiducia nelle sue mani, proprio come un bambino con il suo papà! Così Papa Francesco ha parlato del timore di Dio, settimo e ultimo dono dello Spirito Santo, nella catechesi tenuta questa mattina in Piazza San Pietro davanti a più di 35mila fedeli.
Il timore di Dio, ha spiegato il Papa, non fa di noi dei cristiani timidi, remissivi, ma anzi, fa di noi cristiani convinti, entusiasti, che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono commossi e conquistati dal suo amore!

La pace è l'obiettivo cui aspirano le persone e le società. Lo ha ribadito Papa Francesco nel discorso ad un gruppo di ambasciatori non residenti ricevuti giovedì. Sono gli ambasciatori di Svizzera, Liberia, Etiopia, Sudan, Giamaica, Sud Africa e India. Occorre impegnarsi contro il commercio delle armi e le migrazioni forzate, due temi legati perché le migrazioni sono provocate dalle guerre e dalle violenze armate. Serve un nuovo impegno soprattutto di fronte alle migrazioni e a vicende che ci fanno piangere e vergognare. La Santa Sede ribadisce che non si possono proclamare i diritti umani senza farsi carico di uomini e donne che, costretti a lasciare la loro terra, muoiono nel tentativo o non sono accolti dalla solidarietà internazionale.

Il commercio delle armi e le migrazioni forzate «sono ferite di un mondo che è il nostro mondo, nel quale Dio ci ha posto a vivere oggi e ci chiama ad essere responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché nessun essere umano sia violato nella sua dignità». Lo ha detto il Papa, ricevendo oggi in udienza gli ambasciatori di Svizzera, Liberia, Etiopia, Sudan, Giamaica, Sud Africa e India, in occasione della presentazione delle credenziali.

«La Santa Sede condivide il pensiero e i sentimenti della maggior parte degli uomini e delle donne di buona volontà che aspirano all'eliminazione totale delle armi nucleari. Pertanto, vorremmo cogliere questa occasione per rinnovare il nostro invito ai leader delle nazioni a porre fine alla produzione di armi nucleari e a dirottare il materiale nucleare dagli scopi militari alle attività pacifiche»: lo ha detto ieri a Vienna, in occasione della 50° Conferenza generale dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea), mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede.