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«Lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari». È l’appello del Papa, contenuto in un messaggio inviato oggi alla «Conferenza dell’Onu finalizzata a negoziare uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari, che conduca alla loro totale eliminazione», la cui prima parte è in corso a New York fino al 31 marzo.

Il Segretario generale dell'Onu ha aperto stamani a Istanbul il primo Summit mondiale umanitario (World humanitarian summit) in corso oggi e domani con la partecipazione di 5000 persone tra capi di Stato, leader di organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile. L'intervento del Segretario di Stato vaticano.

Dopo tre anni di relativa stasi, dovuta soprattutto alla crisi economica, nel 2015 c'è stato uno scatto in avanti dell'1%. La percentuale non inganni: si tratta nel complesso di una torta di 1.676 miliardi di dollari, il 2,3% dell'intero prodotto interno lordo mondiale. Numeri utili come indicatori di tendenza, ma che devono essere valutati con circospezione perché si basano sui dati ufficiali, non sempre esemplarmente trasparenti, e soprattutto non tengono conto del vasto mercato illegale e clandestino.

Davanti al Congresso, che mai prima aveva ospitato un pontefice, Bergoglio ha avuto il coraggio di denunciare pena di morte e commercio delle armi, che macchiano l’orgoglio di una nazione che si dice patria dei diritti umani. E all’Onu ha indicato la «rotta» per un mondo in pace perché più giusto.

“L’Isis non si ferma fornendo armi ai curdi: lo può fare solo la Comunità internazionale, attraverso l’Onu, facendo luce e mettendo di fronte alle loro responsabilità quanti hanno finanziato e armato questa orda di violenti dell’Isis, che ha tratto enorme giovamento dalla destabilizzazione della Libia e da quella in corso della Siria, e che si è radicata nell’Iraq disastrato”. Lo afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, in merito all’informativa dei ministri degli Esteri e della Difesa alle relative Commissioni parlamentari.

«Il ricorso alle armi in generale, e alle mine in particolare, rappresenta una sconfitta di tutti». È quanto scrive il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin nel messaggio inviato, a nome di Papa Francesco, alla terza Conferenza di revisione della Convenzione sul divieto d'impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione, svoltasi a Maputo, in Mozambico, dal 23 al 27 giugno scorsi.