Africa

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(Arezzo) - Raccogliendo l‘appello di Papa Francesco, ha chiesto un minuto di silenzio per coloro che hanno tentato il viaggio della speranza senza raggiungere l‘altra sponda, «perché non siano morti inutilmente». Così Franco Vaccari, presidente dell‘Associazione Rondine, ha dato il via al simposio che inaugura la seconda edizione del Corso di alta formazione «Una nuova classe dirigente per la Sponda sud del Mediterraneo» ad Arezzo, che ospita per sei mesi alcuni giovani provenienti da Egitto, Libia e Tunisia.

Formalmente la guerra nel Mali sembrerebbe avere tutte le carte in regola. L’intervento delle truppe straniere nel paese, in pratica della Francia e dei paesi africani vicini, per combattere i gruppi islamisti che stanno invadendo il paese dal Nord è stato autorizzato all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu e salutato con favore dai paesi dell’Unione Africana.

Per vent’anni il Mali ha rappresentato per l’Africa il sogno del passaggio dalla dittatura alla democrazia. Oggi quel sogno si è bruscamente interrotto con un terribile intreccio di fondamentalismo, miseria, interessi economici e politici. L'Europa e la stessa Cedeao guardano con apprensione l'avanzate dei ribelli tuareg che, giocando sugli squilibri locali, può diffondersi nel Sahel e nel Maghreb con effetti destabilizzanti.

Bamako (Agenzia Fides) - «La popolazione maliana è notevolmente confortata dall'intervento militare francese. Dopo che i gruppi jihadisti avevano preso la città di Konna il 10 gennaio, i maliani avevano infatti trattenuto il respiro, temendo che l'offensiva ribelle potesse arrivare molto più a sud» dice all'Agenzia Fides don Edmond Dembele, Segretario della Conferenza Episcopale del Mali.

Bangui -I ribelli della coalizione Seleka hanno accettato l'accordo di principio per un cessate il fuoco di una settimana. L'annuncio è stato fatto a Libreville, capitale del Gabon, dove si tengono i colloqui di pace tra le autorità della Repubblica Centrafricana e i ribelli. Questi ultimi sembrano aver rinunciato a chiedere le dimissioni del Presidente François Bozizé come condizione preliminare per la trattativa. Nei giorni scorsi i rappresentanti di Seleka avevano pure chiesto che Bozizé venisse incriminato dalla Corte Penale Internazionale "per crimini di guerra e crimini contro l'umanità".