Egitto

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Almeno 124 persone sono rimaste uccise oggi al Cairo dopo il giro di vite della polizia contro i sostenitori del presidente deposto Mohamed Morsi. Lo riferisce un corrispondente dell'Afp, che dice di aver contato i corpi delle vittime in tre obitori temporanei allestiti nei pressi di Piazza Rabaa. Molte di loro, ha aggiunto, sembra siano state uccise con dei colpi di arma da fuoco. I sostenitori di Morsi arrivano a parlare anche di duemila morti, cifra per il momento senza riscontri.

C‘è anche il nome del Patriarca copto ortodosso Tawadros II in cima a una lista alcune decine di persone da eliminare fatta trovare ieri in una busta anonima in una moschea del Cairo. Nella lista, secondo quanto riferisce l’agenzia Fides, figurano anche i nomi del presidente Adly Mansour e del generale Abdel Fattah al-Sisi, attuale uomo forte dell‘esercito.

Per sei mesi, tra Arezzo e Trentino, prenderanno parte all'ormai rodato «metodo Rondine», che fa della convivenza e del dialogo tra le popolazioni in conflitto nel Mediterraneo la chiave del suo progetto formativo. Partecipano professionisti provenienti da Egitto, Libia e Tunisia

(Arezzo) - Raccogliendo l‘appello di Papa Francesco, ha chiesto un minuto di silenzio per coloro che hanno tentato il viaggio della speranza senza raggiungere l‘altra sponda, «perché non siano morti inutilmente». Così Franco Vaccari, presidente dell‘Associazione Rondine, ha dato il via al simposio che inaugura la seconda edizione del Corso di alta formazione «Una nuova classe dirigente per la Sponda sud del Mediterraneo» ad Arezzo, che ospita per sei mesi alcuni giovani provenienti da Egitto, Libia e Tunisia.

I cristiani copti in Egitto sono preoccupati per la Costituzione provvisoria varata lunedì notte dal presidente ad interim Adly Mansour, perché alcune modifiche introdotte rappresenterebbero addirittura «una regressione rispetto alla Costituzione di taglio islamista» approvata dal governo dei Fratelli Musulmani.

«L'Assemblea della Kek esprime simpatia e solidarietà con i cittadini egiziani che lottano per portare il loro Paese a una stabile ed efficace democrazia e a condizioni economiche più eque. Deploriamo l'escalation di violenza in Egitto e facciamo appello a tutti gli attori ad astenersi dalla violenza»: così scrivono i delegati Kek nel «Rapporto sulle questioni d'interesse pubblico» diffuso oggi.