Egitto

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Nel lussuoso complesso alberghiero di Al-Masah, il diamante, gestito dal ministero della Difesa egiziano, Papa Francesco ha chiamato l’Egitto a ritrovare il suo ruolo insostituibile nel Medio Oriente,, per fermare la violenza cieca e disumana. Violenza di guerre e di terrorismo, causata dal commercio di armi e dall’estremismo religioso, ma anche da gravi problemi sociali e dal desiderio del potere. Prendendo la parola dopo il presidente Al-Sisi, il Papa ha ricordato le famiglie, alcune delle quali presenti in sala, che piangono i figli vittime del terrorismo e i cristiani vittime di violenze che hanno dovuto lasciare il Sinai Settentrionale. 

Oltre ogni paura per nuovi atti terroristici contro le Chiese cristiane in Egitto, la messa di Papa Francesco al coloratissimo stadio “30 giugno” dell’aeronautica al Cairo è stata una vera festa per 15 mila egiziani venuti da tutto il paese, cattolici dei sette riti, dal copto al greco-melchita, dal latino al maronita. Ma anche per i cristiani copto ortodossi, maggioranza tra i credenti in Gesù in Egitto, e di altre confessioni, e i musulmani, tra i quali anche la moglie di un generale ucciso dai terroristi per il suo impegno contro la violenza. Dopo il giro dello stadio in golf car, il Pontefice ha guidato il rito in latino e arabo.

L’abbraccio del successore di Pietro al successore di Marco, Papa Tawadros II, è stato l’evento che ha chiuso la prima intensa giornata di Papa Francesco al Cairo e l’emblema della vicinanza di tutti i cattolici alla Chiesa copto ortodossa. E’ la comunità cristiana più numerosa in medio oriente con i suoi 9 milioni di fedeli, ed è stata nuovamente colpita al cuore dagli attentati a Tanta e ad Alessandria nella Domenica delle Palme. 
Il Vescovo di Roma lo ha ricordato nel suo discorso nel Patriarcato incastonato nel Vecchio Cairo cristiano. Questo ecumenismo del sangue è un modo di vivere il nostro comune Battesimo, anche a costo del sacrificio.

“E’un viaggio di unità e di fratellanza”che ha un aspettativa speciale. Così Papa Francesco ha presentato i suoi due giorni in Egitto, 18esimo viaggio apostolico e secondo in terra d’Africa ai giornalisti che lo accompagnavano, prima di scendere la scaletta dell’aereo atterrato all’aeroporto del Cairo. La megalopoli più popolosa del Medio Oriente era blindata per motivi di sicurezza, dopo i recenti attentati terroristici, e le strade che hanno portato il corteo papale ai primi incontri istituzionali praticamente deserte. Francesco ha incontrato il presidente della repubblica Al-Sisi nel palazzo di Heliopolis e poi il Grande Imam dell’Università di Al-Azhar, lo sceicco Al-Tayeb nel suo studio.

«Oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile!». Sul volo che lo riportava a Roma dopo la visita in Egitto, Papa Francesco ha lanciato un appello rivolto soprattutto alla situazione di tensione con la Corea del Nord. Tra i temi trattati, l’Europa, la Francia, gli immigrati, l’ecumenismo, il Venezuela e il caso Regeni (testo integrale).

Un’icona che rappresenta il «Ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto», avvenuto solo dopo la morte del crudele Erode, all’età di 70 anni: è il dono di Papa Francesco al seminario maggiore copto di al-Maadi, dove oggi si è tenuto l’ultimo incontro del suo viaggio apostolico al Cairo, davanti a oltre 1.500 persone, tra sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi.

Al termine della visita che Papa Francesco ha fatto a papa Tawadros II, nel Patriarcato Copto-Ortodosso del Cairo e prima della preghiera comune al muro dei martiri copti, è stata firmata una dichiarazione (testo integrale) che prende atto del cammino comune compiuto in questi anni, a partire dal documento firmato da Paolo VI e Shenouda III, nel 1973.

«Grande era l’attesa di ritrovarci». Sono queste le prime parole cariche di affetto che papa Francesco ha rivolto questo pomeriggio al Cairo a Sua Santità papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copta-ortodossa, scambiando con lui «il bacio santo e l’abbraccio di pace» (testo integrale).