Libia

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«Fermare il caos in Libia, contrastare le milizie fondamentaliste e tutti i gruppi armati è possibile senza più ripetere gli errori del passato. Un altro intervento armato porterebbe solo all'aggravamento della situazione». Lo ha affermato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli le quali, attraverso la Rete della Pace hanno lanciato un appello volto ad evitare un nuovo intervento armato nel Paese disastrato dalla guerra del 2011.

Al termine dell'udienza generale di oggi, Papa Francesco ha detto: «Vorrei invitare ancora a pregare per i nostri fratelli egiziani che tre giorni fa sono stati uccisi in Libia per il solo fatto di essere cristiani. Il Signore li accolga nella sua casa e dia conforto alle loro famiglie e alle loro comunità. Preghiamo per la pace in Medio Oriente e nel Nord Africa, ricordando tutti i defunti, i feriti e i profughi. Possa la Comunità internazionale trovare soluzioni pacifiche alla difficile situazione in Libia.»

L'avanzata dello Stato islamico in Libia va arginata. Alla fine del consueto incontrato bilaterale a Roma tra Italia e Santa Sede, in ricorrenza dei Patti Lateranensi, riferisce Radio Vaticana, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha detto che «occorre intervenire presto, ma sotto l'ombrello Onu».

«Offriamo questa messa per i nostri 21 fratelli copti sgozzati per il solo motivo di essere cristiani. Preghiamo per loro, che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros che soffre tanto. “Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome». Così Papa Francesco, all’inizio della messa del mattino celebrata nella cappella di Casa Santa Marta, ha pregato per i copti egiziani rapiti e poi decapitati dai terroristi dell’Isis in Libia.

«Offriamo questa Messa per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani». Così Papa Francesco, all'inizio dell'omelia odierna nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, ha ricordato i cristiani copti egiziani uccisi dai fanatici fondamentalisti del sedicente Stato islamico. «Preghiamo per loro - ha proseguito il Pontefice - che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros (il patriarca della Chiesa copta ortodossa, ndr), che soffre tanto».

L'Annuario pontificio indicava la presenza di 156mila cattolici nel 2010, diventati 13mila nel 2013. Ma la situazione è ulteriormente peggiorata in questi ultimi mesi a causa dell'instabilità interna. Anche il mondo della cooperazione è in ansia. il Cir sta valutando se chiudere o meno la sua sede a Tripoli.

Il Cairo (Agenzia Fides) - Davanti alla strage di 21 copti egiziani decapitati in Libia dai jihadisti affiliati allo Stato Islamico (Is), il Patriarca di Alessandria dei copti cattolici, Ibrahim Isaac Sidrak, «porge le sue condoglianze a tutte le famiglie dei martiri, che hanno dato la vita a motivo della loro fede, e nello stesso tempo ringrazia il Presidente Abdel Fattah al Sisi e tutte le istituzioni del governo egiziano per la veloce risposta che hanno dato a tale atto terroristico».

Il portavoce dei vescovi cattolici egiziani e l’incaricato di affari della Nunziatura apostolica al Cairo hanno espresso «solidarietà, cordoglio e preghiera» alla Chiesa copto-ortodossa dopo la diffusione della notizia che i jihadisti della filiale libica dello Stato Islamico avrebbero sgozzato 21 cristiani copti di origine egiziana rapiti a Sirte a gennaio e tenuti in ostaggio. 

Un nuovo appello all’Europa e alla comunità internazionale per “trovare soluzione alle migliaia di profughi intrappolati nella guerra in Libia: serve un piano di evacuazione, proteggere i profughi dal coinvolgimento forzato nella guerra, dalle mani dei trafficanti, da abusi e violenze”. Lo lancia don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia, rendendo presente la drammatica situazione in Libia: “Ogni giorno riceviamo telefonate da gente disperata, impaurita, gente con delle ferite nel corpo e nel animo. Ma è l’indifferenza il peggior nemico che sono costretti a combattere”.