Libia

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Antonio Marchesi, presidente di Amnesty international Italia, durante la presentazione del rapporto annuale su «La situazione dei diritti umani nel mondo», ha denunciato l'aumento di mortalità nel Mediterraneo tra quanti cercano di emigrare e l'aumento di quanti sono reclusi nei centri di detenzione in Libia, accusando il governo italiano di essere «complice non solo moralmente ma anche dal punto di vista del diritto internazionale».

«In questa due giorni a Palermo ho incontrato e parlato con tanti protagonisti del Mediterraneo. La parola chiave è dialogo tra tutti gli attori cruciali per la stabilizzazione della Libia». È il messaggio condiviso poco fa attraverso i canali social dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, a conclusione della Conferenza per la Libia che si è svolta tra ieri e oggi a Palermo.

«Non intendiamo questa Conferenza come una vetrina o l'occasione di una photo opportunity. Ancora più importante sarà il lavoro che faremo in seguito per continuare a seguire questo processo». Così il premier italiano Giuseppe Conte in un'intervista a «La Stampa» a poche ore dall'avvio a Palermo della Conferenza per la Libia.

17 persone sono state trovate morte questa settimana al largo delle coste spagnole, portando a più di 2.000 il numero delle vite perse quest'anno nel Mediterraneo. La maggior parte dei decessi è stata registrata durante gli attraversamenti in direzione dell'Italia, rappresentando oltre la metà di tutti i decessi registrati quest'anno, nonostante la Spagna sia divenuta la principale destinazione dei nuovi arrivi, con più di di 48.000 persone, rispetto alle circa 22.000 in Italia e alle 27.000 in Grecia. Sono le cifre rese note oggi dall'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Accolti stamani a Fiumicino 83 profughi dal Libano giunti in Italia grazie appunto ai corridoi umanitari promossi dalla Comunità insieme alla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e alla Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell'Interno e degli Esteri.