Libia

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Mentre segna un passo in avanti la «militarizzazione» delle iniziative contro i trafficanti di esseri umani, si registra una brusca frenata sul fronte delicatissimo della ripartizione dei profughi. Dopo il «no» di Regno Unito, Irlanda e Danimarca i dubbi e le indisponibilità di Francia e Spagna, che si aggiungono a quelli di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Repubbliche baltiche

«Le proposte sono da verificare. Si fa presto a dire andiamo a bombardare i barconi. Ma chi ci va? In nome di chi? Speriamo trovi maggiore attenzione la proposta di spingere a concepire il tema dell’immigrazione non come emergenza. Bisogna cambiare cultura sugli immigrati. Non sono un peso ma una risorsa da guardare con esigenze pratiche, concrete e cuore più aperto. I campi profughi in Africa non devono essere brutta copia di quelli in Italia ma luoghi nei quali subito si incontra e ascolta la persona. Troppo spesso invece sono parcheggi abusivi che non possono essere soluzione». Lo ha detto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, intervenendo ieri mattina a Roma all’evento nazionale organizzato dai 32 organismi, associazioni, movimenti e media cattolici italiani promotori della Campagna «Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro» (www.cibopertutti.it). «Non ci vogliono slogan, anche provenienti da uomini di Chiesa, ma c’è necessità di fermarsi e guardare seriamente al problema. Non abbiamo a che fare con immigrati ma con volti, storie, speranze. Il cambio da Mare Nostrum a Triton ha significato, forse, solo un risparmio di soldi ma aumento di morti. Se Mare Nostrum è l’unica operazione per evitare morti, riprendiamola allargando responsabilità e titolarità. Bisogna superare l’accordo di Dublino che carica alla prima spiaggia, la responsabilità di chi sbarca. In Italia - ha aggiunto mons. Galantino - non è stata lasciata tutta la responsabilità a Lampedusa e così deve fare anche l’Europa. Come Chiesa italiana, cioè Caritas e Migrantes, stiamo monitorando e aumentando l’accoglienza. Bisogna però stare attenti. Finché non cominceremo a coniugare il verbo accogliere, saremo sempre tristemente perdenti. La Chiesa italiana agisce attraverso Caritas e Migrantes, e lo fa usando le risorse provenienti dall’8x1000 che le persone firmano. Quindi stiamo facendo tutti insieme questa operazione. Affrontare in modo intelligente i drammi, ci fa raggiungere obiettivi migliori ed evita di sperperare soldi e darli in mano a malavitosi. No a slogan e proposte a buon mercato ma mettersi assieme e ragionare con più intelligenza. Non dobbiamo lasciare tutto a chi specula sui problemi».

«Fermare il caos in Libia, contrastare le milizie fondamentaliste e tutti i gruppi armati è possibile senza più ripetere gli errori del passato. Un altro intervento armato porterebbe solo all'aggravamento della situazione». Lo ha affermato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli le quali, attraverso la Rete della Pace hanno lanciato un appello volto ad evitare un nuovo intervento armato nel Paese disastrato dalla guerra del 2011.