Mozambico

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«Ringrazio Dio che mi ha concesso di compiere questo itinerario come pellegrino di pace e di speranza». Il Papa, durante l'udienza generale di oggi, ha ripercorso le tappe del suo 31° viaggio apostolico internazionale con un «grazie» per aver potuto raggiungere, per la quarta volta dall'inizio del pontificato, il continente africano.

«I nostri popoli hanno diritto alla pace. Voi avete diritto alla pace». Nell'omelia della Messa celebrata allo stadio Zimpeto, davanti a circa 60mila persone che lo hanno accolto con danze e balli nonostante la pioggia - che in questo angolo del mondo è un benedizione -, il Papa è tornato sui temi già presenti nel suo primo discorso in Mozambico e ha pronunciato ancora una volta una delle parole-chiave della prima tappa del suo viaggio apostolico in Africa.

«A volte senza volerlo, senza colpa morale, ci abituiamo a identificare la nostra attività quotidiana di sacerdoti con determinati riti, con riunioni e colloqui, dove il posto che occupiamo nella riunione, alla mensa o in aula è gerarchico; somigliamo più a Zaccaria che a Maria». A denunciarlo è stato il Papa, che incontrando il clero nella cattedrale dell'Immacolata Concezione a Maputo (testo integrale) ha risposto ad una domanda sulla crisi d'identità dei sacerdoti proponendo di «ritornare a Nazareth». 

«Non lasciate che vi rubino la gioia». Con queste parole il Papa (testo integrale) ha salutato la folla di giovani - cattolici, musulmani, indù - che lo hanno accolto nel Pavillon Maxaquene di Maputo, con una coreografia di canti e danze e una parola d'ordine scandita a più riprese, in portoghese: «riconciliazione».