Sud Africa

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Il Sudafrica ha dato questa mattina il suo ultimo saluto all’arcivescovo Desmond Tutu, eroe nazionale dell’anti-apartheid morto a 90 anni lo scorso 26 dicembre. Il funerale si è svolto nella St George’s Cathedral, a Cape Town, dove Tutu officiava quando l’apartheid era ancora in vigore in Sudafrica e dove proprio da quel pulpito, ha denunciato per anni il regime della minoranza bianca. La sua morte ha innescato un’ondata di tributi da tutto il mondo. 

Le piaghe di Gesù «costituiscono la fonte della pace, perché sono il segno dell'amore immenso di Gesù che ha sconfitto le forze ostili all'uomo, il peccato, la morte». Lo ha spiegato il Papa, nel Regina Coeli di ieri, in cui si è soffermato sull'apparizione di Gesù Risorto nel cenacolo, dove erano riuniti gli apostoli, in preda allo smarrimento e alla paura. Al termine appello per la sorte dei profughi nei centri di detenzione in Libia.

Se ne è andato Mandela, quasi centenario e «sazio di anni» come dice la Bibbia dei grandi patriarchi che morivano quasi felici. Con lui se ne va l’ultima delle grandi figure del secolo scorso. Di Mandela è stato già detto tutto, ma forse non abbastanza. È stato l’uomo che è riuscito a fare conquistare parità di diritti a quindici milioni di neri rispetto a cinque milioni di bianchi.

Padre Efrem Tresoldi, direttore della rivista dei comboniani «Nigrizia», ripercorre la figura del fondatore del moderno Sudafrica, «stimato da tutti: cristiani, induisti, musulmani». E ancora: «Era un uomo di statura morale e politica ben al di sopra della media, che ha dato un'impronta fondata sui valori veri: la riconciliazione, la collaborazione di tutti, la libertà interiore».