Sud Sudan

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Oggi Papa Francesco ha ricevuto in udienza, nel Palazzo apostolico vaticano, i principali capi religiosi cristiani del Sud Sudan: mons. Paulino Lukudu Loro, arcivescovo di Juba, il rev. Daniel Deng Bul Yak, arcivescovo della Provincia del Sud Sudan e del Sud della Chiesa episcopaliana, e il rev. Peter Gai Lual Marrow, moderatore della Chiesa presbiteriana del Sud Sudan.

Il Papa nel suo discorso ai partecipanti all’incontro promosso dalla Confederazione Europea degli ex Alunni dei Gesuiti, giunti a Roma per studiare le radici della migrazione forzata, ha rimarcato la necessità di agire contro la crisi umanitaria più grande dopo quella provocata dalla Seconda Guerra mondiale che coinvolge e travolge nel mondo più di 65 milioni di persone, costrette dalla violenza o dalla fame, ad abbandonare le proprie terre. Guerre e conflitti, ha detto il Pontefice, che sembrano irrisolvibili come quello in Siria o in Sud- Sudan ma che invece possono essere superati e vinti dal coraggio, dalla compassione e dalla generosità, la stessa che 35 anni fa mosse padre Arrupe.

«Il 9 luglio 2016 il Sud Sudan, il Paese più giovane del mondo, celebra i 5 anni dalla sua nascita con il tragico primato dell’aver vissuto nell’ultimo anno e mezzo la più cruenta guerra civile del continente africano: 50.000 morti, oltre 2 milioni di sfollati e profughi, intere città date alle fiamme, stupri di massa e brutalità di ogni genere contro i civili, arruolamento diffuso di bambini soldato».

Il 26 aprile, il leader ribelle Riek Machar è arrivato nella capitale Juba per riprendere il ruolo di vicepresidente in un governo di unità nazionale. A guidare l’esecutivo sarà invece il suo rivale Salva Kiir, che lo aveva rimosso dall’incarico a luglio 2013, gettando le basi per il conflitto che sarebbe scoppiato nel dicembre successivo.

«Negli Stati dell’Unità e del Nilo Alto la popolazione sopporta atroci sofferenze. Abbiamo conosciuto la guerra in passato, ma la crudeltà che sperimentiamo oggi non ha eguali. È come vivere in un incubo». Così raccontano alcuni rifugiati sud sudanesi - che per motivi di sicurezza preferiscono mantenere l’anonimato - ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, durante la recente visita di una delegazione della fondazione pontificia nel più giovane Stato al mondo.