Tunisia

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(dall’inviata Sir a Tunisi) - Una contro-agenda euro-mediterranea in quattro punti da proporre all’Unione europea in vista dell’imminente vertice del 25/26 giugno. Si chiude così il Migramed, meeting in corso a Tunisi dal 15 giugno per iniziativa di Caritas italiana, in collaborazione con Caritas internationalis e Caritas Europa. 

Per l’Europa “l’immigrazione è un mostro che minaccia il mare. Nell’ultimo vertice Ue è stata annunciata la distribuzione dei migranti nei Paesi europei” ma “i migranti sono esseri umani, non possiamo distribuirli come pacchi. Non possiamo fermare con le leggi un milione di disperati che fuggono da guerre e povertà”. Lo ha detto il 15 giugno a Tunisi monsignor Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, aprendo il Migramed meeting che riunisce fino al 18 giugno oltre 130 delegati dalle Caritas europee e del Mediterraneo. “Il Mediterraneo è al centro di tutti i drammi - ha detto mons. Antoniazzi -. La primavera araba ci ha abituato ad una profonda instabilità politica, sociale e religiosa. È più facile per l’uomo costruire muri per dividere piuttosto che ponti per unire. Dio invece ha creato i mari per unire i popoli e facilitare i trasporti. L’uomo moderno, invece, ha trasformato il mare in via per i migranti o, peggio ancora, in un cimitero per migliaia di migranti”. “Penso a tutti coloro che hanno abbandonato la loro terra di origine e sono lontani, in navi o barche, alle stazioni o respinti alla frontiera - ha detto monsignor Antoniazzi - Molti hanno scelto la Tunisia come luogo di partenza o di passaggio. Purtroppo moltissimi trovano la morte o non ottengono né comprensione né ospitalità né solidarietà ma il loro grido di dolore sale fino a Dio”.

«Sono profondamente convinto che nel mondo esista un numeroso popolo» di «beati», presenti e attivi «in ogni nazione: uomini e donne, giovani e adulti, credenti di ogni fede e non credenti, che operano per il rispetto di ogni persona, del suo credo religioso, della sua cultura e delle sue idee e scelte di vita, come del suo lavoro e della sua famiglia». Lo ha detto monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nell'omelia del funerale di Orazio Conte e Antonella Sesino, le due vittime torinesi dei quattro morti italiani nell'attentato di Tunisi, celebrato oggi nel santuario della Consolata.

«Un attentato terroristico che non deve cancellare i progressi della Tunisia compiuti dalla sua primavera araba anche se quanto sta accadendo potrebbe indurre a pensare il contrario». È il commento al Sir di monsignor Thomas Yeh Sheng-nan, nunzio apostolico in Algeria e Tunisia, sull'attentato di ieri a Tunisi che ha provocato oltre venti vittime, tra cui alcuni italiani.

Papa Francesco ha ricevuto Mohamed Moncef Marzouki, Presidente della Repubblica tunisina. Nel corso dei cordiali colloqui sono stati passati in rassegna alcuni temi di comune interesse, quali la promozione della pace, del dialogo interreligioso e dei diritti umani, con particolare riferimento alla difesa della libertà di coscienza e della libertà religiosa, nonché il rifiuto di ogni forma di estremismo e di violenza. In seguito, è stato rilevato l’impegno della Chiesa Cattolica in campo sociale, sanitario ed educativo, a servizio di tutti i cittadini tunisini, soprattutto dei più poveri e bisognosi.

Per sei mesi, tra Arezzo e Trentino, prenderanno parte all'ormai rodato «metodo Rondine», che fa della convivenza e del dialogo tra le popolazioni in conflitto nel Mediterraneo la chiave del suo progetto formativo. Partecipano professionisti provenienti da Egitto, Libia e Tunisia

(Arezzo) - Raccogliendo l‘appello di Papa Francesco, ha chiesto un minuto di silenzio per coloro che hanno tentato il viaggio della speranza senza raggiungere l‘altra sponda, «perché non siano morti inutilmente». Così Franco Vaccari, presidente dell‘Associazione Rondine, ha dato il via al simposio che inaugura la seconda edizione del Corso di alta formazione «Una nuova classe dirigente per la Sponda sud del Mediterraneo» ad Arezzo, che ospita per sei mesi alcuni giovani provenienti da Egitto, Libia e Tunisia.