Uganda

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I centomila giovani ugandesi raccolti nell’ex aeroporto di Kokolo inseguono la papamobile di Papa Francesco con gli occhi, le mani e le gambe, al suo arrivo, sotto un caldo sole africano. E il Pontefice ringrazia per l’entusiasmo lasciando da parte il discorso preparato e improvvisando una catechesi dialogata in spagnolo, con traduzione simultanea in inglese, ispirata alle testimonianza di due giovani. Winnie, malata di Aids fin dalla nascita, e Emmanuel, rapito dai miliziani dell’Esercito di liberazione del signore per arruolarlo come bambino soldato.

Il Papa ascolta “con molto dolore” e si chiede “una esperienza negativa può servire a qualcosa nella vita? Sì!” risponde. Winnie ed Emmanuel lo dimostrano...

Memoria, fedeltà, preghiera è la triplice esortazione rivolta questa sera da Papa Francesco ai sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi incontrati a Kampala, nella cattedrale di St. Mary, alla vigilia della prima domenica di Avvento che si celebrerà domani e dell’ormai imminente Giubileo della misericordia. Francesco ha consegnato il discorso preparato in precedenza e ha parlato in spagnolo, interamente a braccio (testi integrali)

Un appello «a tutte le parrocchie e le comunità presenti in Uganda – e nel resto dell’Africa – a non dimenticare i poveri». A rivolgerlo è stato questo pomeriggio il Papa, nel secondo giorno del suo viaggio nel Paese africano, in visita alla Casa della carità di Nalukolongo fondata dal cardinale Nsubuga (testo integrale)

«È con molto dolore nel cuore che ho ascoltato le testimonianze di Emmanuel e di Winnie». Ha esordito così Papa Francesco, rivolgendosi questo pomeriggio ai giovani ugandesi a Kampala, nell’ex aeroporto di Kololo (testo integrale). Oggi, quarto giorno del suo viaggio in Africa e secondo giorno in Uganda, il Pontefice è arrivato all’incontro dopo aver attraversato in papamobile ali di ragazzi in festa, anche arrampicati sui pilastri di amplificatori e maxischermi per vederlo meglio. 

E’ il giorno dei Martiri per Papa Francesco in Uganda, martiri cattolici e anglicani, testimoni dell’ecumenismo del sangue sulla collina di Namugongo. Il Papa lo inizia visitando il santuario anglicano, e raccogliendosi in preghiera davanti all’ albero della tortura, una delle ricostruzioni delle atroci torture e mutilazioni subite da 25 martiri cattolici e anglicani tra il 1884 e il 1887. Poi raggiunge il vicino santuario cattolico e prega davanti all’altare che conserva le reliquie di San Carlo Lwanga, capo dei paggi alla corte del re Mwanga II e arso vivo insieme a 21 altri cristiani. 

Più di centomila fedeli lo attendono nel parco del santuario, dove il pontefice celebra la messa.

Sono più di trenta i chilometri che separano la State House di Entebbe dal Santuario di Munyonyo, costruito sul luogo dell’uccisione dei primi quattro martiri ugandesi, nel maggio del 1886, e sono decine di migliaia i fedeli che accompagnano con il loro entusiasmo Papa Francesco lungo il percorso, ormai al buio di una tiepida serata africana. A Munyonyo fu fatto a pezzi per volere del re Mwanga II, Sant’Andrea Kaggwa, a causa della sua fede, e oggi è il patrono dei catechisti e degli insegnanti ugandesi.

Qui il Pontefice ne incontra più di 4mila e li ringrazia per i sacrifici che fanno con le loro famiglie per portare dal Buona Notizia del Vangelo ad ogni villaggio e casolare dell’Uganda. 

Danzano al ritmo dei tamburi e dello xilofono i giovani che all’aeroporto di Entebbe danno il benvenuto a Papa Francesco al suo arrivo in Uganda, seconda tappa dal suo viaggio in Africa. E sono migliaia gli ugandesi che per le strade attendono con entusiasmo il suo passaggio nel trasferimento allo State House. Qui il Pontefice è accolto dal presidente della Repubblica Museveni, in carica anche nel 1993 quando San Giovanni Paolo II visitò il paese. Dopo l’incontro privato, il Papa e il Presidente entrano nel salone delle conferenze, dove sono presenti alcune migliaia di persone, tra autorità civili e protagonisti della vita economica e culturale del paese. 

«Oggi, ricordiamo con gratitudine il sacrificio dei martiri ugandesi, la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto ‘gli estremi confini della terra’. Ricordiamo anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo dà testimonianza all’ecumenismo del sangue». Ha esordito così Papa Francesco nell’omelia (testo integrale) pronunciata in italiano questa mattina, nella Messa al Santuario dei martiri ugandesi a Namugongo, nel secondo giorno del suo viaggio in Uganda (il quarto in Africa).

«Gesù è il nostro primo e più grande maestro». Ha esordito così Papa Francesco, incontrando questa sera a Munyonyo (Uganda) i catechisti e gli insegnanti e concludendo così la sua terza giornata in Africa (testo integrale). Nel pomeriggio di oggi Francesco ha lasciato il Kenya e ha iniziato la seconda tappa della sua visita apostolica nel Continente nero, in Uganda.