America

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«Erano quarant’anni che non si assisteva ad un’inondazione di tale portata. L’Orinoco è esondato lungo tutto il suo percorso, sia in Colombia che in Venezuela. La gente ha perso tutto e ora c’è paura per le epidemie». Questa la drammatica testimonianza di mons. Jonny Eduardo Reyes Sequera, vescovo di Puerto Ayacucho (Venezuela), giunta in Italia attraverso le Missioni Don Bosco. 

Una condanna durissima, proprio alla vigilia della festa nazionale del Nicaragua, nel trentanovesimo anniversario della rivoluzione sandinista. L'Organizzazione degli Stati americani (Oas) ha approvato ieri con 21 voti a favore, 7 astenuti, 3 contrari (tra cui il Venezuela e lo stesso Nicaragua) e 3 assenti una risoluzione articolata in otto punti, che chiede tra l'altro l'indizione di elezioni anticipate entro la primavera, lo smantellamento delle forze speciali paramilitari, il rispetto per i diritti umani, l'accoglienza di una Commissione internazionale imparziale. Vengono condannati anche gli attacchi alla Chiesa.

Niente incontri ufficiali plateali, niente cerimonie pubbliche comuni, niente discorsi di omaggio e nemmeno di perorazione alle autorità. Alla fine il Papa, in questo suo viaggio in Cile e Perù ha accusato esplicitamente la politica del subcontinente di essere infetta di corruzione. È stata in sostanza questa scelta a qualificare il viaggio e a parlare anche ai grandi attraverso le parole rivolte ai piccoli e agli emarginati.

A 300 anni dal miracoloso rinvenimento nel fiume Paraiba in Brasile della statua della Madonna di Aparecida da parte di tre poveri pescatori, il Papa ha inviato un messaggio a tutti i vescovi latinoamericani, riuniti dal 9 al 12 maggio, nella città di San Salvador, per la Plenaria del Consiglio episcopale (Celam) dei 22 Paesi dell’area, dedicata al tema «Una Chiesa povera per i poveri».

Continuare a prendersi cura della terra in modo speciale senza distruggere l’ecologia, l’equilibrio ecologico e la saggezza dei popoli. E’ stata la raccomandazione in spagnolo di Papa Francesco ai circa 40 rappresentanti dei popoli indigeni, riuniti a Roma in occasione della 40.ma sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), ricevuti prima dell’udienza generale nell’auletta adiacente la Sala Nervi. Il Pontefice ha ricordato che è necessario conciliare “il diritto allo sviluppo, compreso quello sociale e culturale, con la tutela delle caratteristiche proprie degli indigeni e dei loro territori”.

“Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale”: faccio “appello a tutte le autorità religiose perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio”. E’ uno dei passaggi chiave del discorso che Papa Francesco ha rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, in occasione del tradizionale incontro di inizio anno. Agli esordi di una nuova pagina di storia dell’umanità, non si può non constare tristemente che ancora oggi “milioni di persone vivono al centro di conflitti insensati”, primo fra tutti quello in Siria, “una vera e propria sciagura umanitaria”...

Impariamo dalla fede di Maria a lottare contro questa “società della sfiducia” e dell’indolenza, che è diventata cieca e insensibile davanti a chi è escluso dall’orgoglio accecante di pochi. Così Papa Francesco nella messa celebrata in spagnolo nel tardo pomeriggio, nella Basilica di San Pietro, in occasione della Festa della Beata Vergine Maria di Guadalupe, Patrona delle Americhe e delle Filippine.
Per il terzo anno consecutivo il Papa ha voluto celebrare la memoria della Guadalupana insieme a molti gruppi di fedeli delle comunità latinoamericane e filippine presenti a Roma, come anche numerosi cardinali, vescovi, religiosi e membri della Curia romana.