Bolivia

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Sembra tenere in Bolivia il fragile equilibrio raggiunto, grazie anche al Dialogo favorito da Conferenza episcopale boliviana (Ceb), Onu e Unione europea. Nel fine settimana entrambi i rami del Parlamento hanno approvato all'unanimità e la presidente ad interim Jeanine Añez ha promulgato la legge transitoria che istituisce il processo che porterà al rinnovo del Tribunale speciale elettorale (Tse) e all'indizione nel 2020 di nuove elezioni generali. 

L'Organizzazione degli Stati americani (Osa), attraverso una dichiarazione del segretario generale Luis Almagro, ha chiesto alla Conferenza episcopale boliviana (Ceb) di «guidare il processo di dialogo e pacificazione elettorale in Bolivia». Nella stessa dichiarazione, Almagro ha spiegato che «il vero colpo di stato è stata la frode elettorale». «La rielezione non è un diritto umano. L'Osa non ha favorito un colpo di stato, quelli che hanno fatto il golpe sono stati quelli che hanno cercato di rubare le elezioni in Bolivia».

Evo Morales, dopo 13 anni di potere e 20 giorni di proteste che hanno fatto seguito alla sua contestata conferma al primo turno delle presidenziali in Bolivia, si è arreso. Sono stati i militari a intimargli di andarsene. Ma non è un colpo di stato, spiegano i vescovi e il presidente della Conferenza episcopale boliviana, mons. Ricardo Centellas invita ad una transizione nel rispetto della Costituzione.

Continua a esser molto tesa la situazione in Bolivia, dove nelle manifestazioni di piazza che si susseguono da giorni in tutte le principali città si registra la morte di un giovane, Limbert Guzmán Vásquez, nei pressi di Cochabamba, oltre a un centinaio di feriti. In questa situazione, ieri, hanno fatto sentire la loro voce, di ritorno dal Sinodo, gli arcivescovi di Santa Cruz de la Sierra e di Cochabamba.

Nel clima di forte contrapposizione in Bolivia tra i sostenitori del presidente Evo Morales, che si dichiara vincitore al primo turno delle elezioni presidenziali, e l'opposizione che accusa Morales e il Tribunale elettorale di brogli, intervengono i vescovi auspicando una via d'uscita, ovvero un secondo turno con supervisione imparziale.

Secondo il Tribunale supremo elettorale plurinazionale boliviano il presidente socialista uscente Evo Morales avrebbe vinto le presidenziali al primo turno. Il risultato è stato disconosciuto dallo sfidante Mesa e già si sono registrate le prime manifestazioni di piazza con incidenti. L'Organizzazione degli stati americani definisce «inspiegabile» il cambio di tendenza nei risultati elettorali e anche i vescovi colombiani parlano di «odore di frode».

I dati, seppur provvisori, confermano le attese: sarà necessario un ballottaggio, previsto per il prossimo 15 dicembre, per sapere chi tra Evo Morales, presidente uscente e alla caccia del quarto mandato consecutivo, e Carlos Mesa, suo predecessore tra il 2003 e il 2005, sarà il prossimo presidente della Repubblica.

«Assurdi incendi» nell’ambito di «criminose depredazioni in corso in Amazzonia». Così la presidenza della Conferenza dei vescovi del Brasile (Cnbb) prende posizione sui fuochi che stanno uccidendo vastissime zone della foresta, in una nota diffusa ieri, intitolata «Alzare la voce per l’Amazzonia».