Brasile

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Don Massimo Lombardi, prete lucchese, vive con i poveri e gli esclusi nella «Città del popolo». Il progetto di dare una casa a chi vive nelle baracche oggi è sinonimo di criminalità: «Ma non è così! Ci sono dei problemi, non lo si può negare. Ma merita impegnarsi per risollevare queste persone e questo luogo»

Nel primo turno delle elezioni presidenziali di ieri, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il primo round, con il 48,2% per cento. Ma non c’è stato l’immediato ko contro il presidente uscente di ultradestra, Jair Bolsonaro, arrivato al 43,3%, decisamente di più di quello che gli attribuivano i sondaggi. In teoria, il 30 ottobre, i voti ricevuti dalla terza arrivata, Simone Tebet, dovrebbero andare a destra; quelli del quarto classificato, Ciro Gomes, a sinistra. Ma la partita è aperta.

Un Paese che vive una complessa crisi etica, economica, sociale e politica complessa e sistemica, accentuata dalla pandemia, che “ha smascherato la disuguaglianza strutturale radicata nella società brasiliana”. È una forte denuncia, quella che arriva dalla Conferenza nazionale dei vescovi dei Brasile, che ieri, a conclusione della prima fase (vissuta in modalità virtuale) della propria annuale assemblea plenaria (la seconda fase sarà vissuta, in presenza, nel prossimo agosto) ha diffuso un messaggio al Popolo di Dio, firmato dalla presidenza dell’organismo.

“Da un mese siamo alle prese con la nuova mutazione del virus. Se dopo il picco di giugno, con 40 pazienti Covid ricoverati al giorno, quello di 62 ricoverati di settembre era sembrato alto, in questi giorni si continua a battere ogni record e si è a 154, con 6 morti in solo un giorno. E il sistema sanitario è collassato in tutta la regione”.

Don Marco Paglicci, prete fiorentino a Salvador Bahia, racconta paradossi e contraddizioni di uno dei paesi in questo momento più colpiti dalla pandemia.  Ha scritto per Toscana Oggi questa «lettera a Gesù» in cui racconta paradossi e contraddizioni di una popolazione che non rinuncia ad affrontare una situazione difficile «con coraggio e col sorriso».

La brasiliana Gilvania Ferreira e il venezuelano Jarvaz Ruiz, che rappresentano i movimenti popolari della regione amazzonica, e lo spagnolo Charo Castelló, membro del comitato organizzatore degli Incontri mondiali dei movimenti popolari in dialogo con Pbrasileapa Francesco, hanno consegnato un documento - il Pronunciamento di Guararema - al card. Pedro Barreto, presidente delegato dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica.