Cuba

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«Non c’è nessuna preoccupazione per la sicurezza. I messicani vogliono bene al Papa. I problemi di violenza sono interni al Messico e non riguardano la sua visita». Lo ha assicurato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing sul viaggio del Papa in Messico, in programma dal 12 al 18 febbraio.

«Da Cuba agli Stati Uniti d’America: è stato un passaggio emblematico, un ponte che grazie a Dio si sta ricostruendo. Dio sempre vuole costruire ponti; siamo noi che costruiamo muri! E i muri crollano, sempre».
Un pellegrinaggio nato in occasione dell’ottavo Incontro mondiale delle famiglie e poi allargatosi agli Stati Uniti e a Cuba. Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’udienza generale, in piazza san Pietro, al suo decimo viaggio apostolico. Pensando anzitutto all’isola caraibica, il Pontefice ha rimarcato di aver condiviso «col popolo cubano la speranza del compiersi della profezia di san Giovanni Paolo II: che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba», senza più «chiusure» e «sfruttamento della povertà». Poi ha ricordato le tre tappe negli Usa.

«Ho potuto condividere col popolo cubano la speranza del compiersi della profezia di san Giovanni Paolo II: che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba. Non più chiusure, non più sfruttamento della povertà, ma libertà nella dignità». Lo ha detto papa Francesco che oggi all’udienza del mercoledì ha dedicato la sua catechesi al viaggio apostolico appena concluso a Cuba e negli Stati Uniti.

Il viaggio di Papa Francesco a Cuba e negli Stati Uniti inonda giustamente, in questi giorni, le cronache dei nostri quotidiani. Si tratta di un evento di singolare importanza. I vaticanisti di ogni contrada sono al lavoro per darcene notizia; gli esegeti della politica sfogliano in fretta i resoconti delle visite di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla per cercarne somiglianze e diversità; gli storici dell’ideologia mostrano perplessità nel vedere il capo di una religione metter piede, sorridendo, sul suolo di un paese ancora comunista. Il turbamento, insomma, regna altissimo e rimescola le analisi di quanto sta compiendosi veramente.

“I miei interventi sull’imperialismo economico sono nell’insegnamento sociale della Chiesa, non ho mai detto una cosa in più che non fosse nella dottrina sociale della Chiesa”.
Sul volo che lo ha portato da Santiago de Cuba a Washington, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti sull’Enciclica “Laudato Sì” e sui suoi più recenti interventi sui temi sociali ed economici, Papa Francesco ha ribadito che non bisogna chiedersi se la Chiesa lo seguirà, ma che è lui a seguire la Chiesa e la sua dottrina sociale.
Qualcuno, gli ha riferito un giornalista, negli Stati Uniti si è chiesto se il Papa è davvero cattolico. “Se è necessario che io reciti il credo – ha risposto il Papa sorridendo - sono disposo a recitare il Credo".

La cattedrale di Santiago è stata l’ultima tappa di Papa Francesco a Cuba. Migliaia di famiglie dell’isola lo hanno accolto scandendo in coro con entusiasmo “con el Papa la familia va a crecer”. E poi, come i giovani “esta es la familia cubana”. Il Papa ha sentito il clima accogliente e ha staccato più volte gli occhi dal discorso preparato, per poi concludere, “i cubani fanno davvero sentire a casa”.

Maria è il modello di una Chiesa che serve, che esce dalle sue sacrestie per accompagnare la vita degli uomini, gettare ponti, seminare riconciliazione. Papa Francesco lo ha ripetuto con forza nel cuore mariano di Cuba, il santuario della Virgen del la Caridad di El Cobre, a 20 chilometri da Santiago, ultima tappa del suo viaggio nell’isola caraibica.
Lunedì pomeriggio il Pontefice ha raggiunto il santuario che custodisce la statuetta in legno della Vergine, proclamata nel 1916 da Benedetto XV patrona di Cuba.

Lasciamoci guardare da Gesù, come Matteo, lasciamo che il suo sguardo trasformi la nostra vita, ci riporti gioia e speranza e ci faccia missionari. Nel terzo giorno del suo viaggio a Cuba, Papa Francesco è volato a Holguin, a 700 chilometri da La Habana, terza città dell’isola. Primo Pontefice a visitare la verde “Città dei parchi”, Francesco è stato accolto con grande entusiasmo sulle strade e nella Plaza de la Revolucion, dove ha celebrato messa nel giorno della festa di San Matteo. Un esattore delle tasse trasformato in apostolo ed evangelista dallo sguardo di Gesù, “che ci guarda sempre per primo”.