Cuba

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«Mi chiedete se sono cattolico? Se è necessario posso recitare il Credo...». Questa la battuta più scherzosa con cui Papa Francesco ha risposto ai giornalisti che lo hanno interpellato ieri sul volo papale da Santiago de Cuba a Washington: «La mia dottrina su tutto questo, la Laudato si’ e sull’imperialismo economico, è nell’insegnamento sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo...» (testo integrale).

A commentare in tv sono stati chiamati due sacerdoti e una religiosa, evento che la Chiesa cubana giudica «senza precedenti». Anche il sito del quotidiano nazionale «Granma» ha seguito «minuto per minuto». In 200mila alla Messa. Allontanati alcuni dissidenti e alle «Damas de blanco», mogli e madri dei detenuti politici, sembra sia stato impedito di avvicinare il Papa. Gli incontri con Fidel e Raul Castro,

(dall’inviata Sir a Cuba) - Un coro di bambini con magliette bianche, cappellini gialli e bandierine cubane che cantavano l’inno alla gioia ha accolto ieri pomeriggio Papa Francesco in cima alla Loma de la Cruz, una piccola terrazza che si affaccia sulla città di Holguìn, raggiungibile anche a piedi salendo 458 scalini.

Due cubani – una donna e un giovane – riflettono sulla situazione del Paese mentre è in corso la visita del Papa. Nancy: “Siamo stati visitati già da due Papi ed è stato sempre molto positivo, speriamo arrivino cose buone anche ora… Per i miei figli spero che possano vivere un po’ meglio. Non vogliamo diventare ricchi ma vivere meglio… Al Papa chiederei una benedizione per la mia salute…”. Handiz Lelievre, 22 anni, spera in un futuro migliore per i giovani.

«Guardare oltre, non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto», «superando i nostri pregiudizi, le nostre resistenze al cambiamento degli altri e anche di noi stessi». È l’invito del Papa, che nella Messa celebrata oggi a Holguìn, in apertura della sua terza giornata cubana, ha preso spunto dal Vangelo della vocazione di Matteo per soffermarsi sul «seguimi» di Gesù e su quel «gioco di sguardi» che «è in grado di trasformare la storia».

Papa Francesco ha chiusa il suo secondo e ultimi giorno a La Habana condividendo con 5mila giovani la pioggia sempre più insistente e una meditazione a braccio, lasciando il discorso preparato. Davanti al Centro Culturale P. Félix Varela, che forma il laicato secondo gli insegnamenti sociali della Chiesa, il Papa ha rinunciato all’ombrello e ha ascoltato la testimonianza di Leonardo. Il giovane ha detto di sperare in un futuro di profondo cambiamento per Cuba, nel quale l’isola caraibica diventi davvero una casa per tutti i suoi figli, “pensino come pensino, e siano dove siano”.

Non temete al povertà, come il giovane ricco, perché quando i beni materiali entrano nel cuore e cominciano a guidare la vita, la si perde. Non temete di servire il più abbandonato, il più malato, il più piccolo, perché così state servendo Gesù in modo superlativo. E nel confessionale, non abbiate paura della misericordia, non stancatevi di perdonare. Papa Francesco ha parlato come un padre a sacerdoti, consacrati e seminaristi della piccola Chiesa che è in Cuba, raccolti nella settecentesca Cattedrale de la Habana per i vespri domenicali.