Haiti

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Tutti i religiosi rapiti ad Haiti all’inizio di aprile sono stati rilasciati. Lo ha fatto sapere oggi la Società dei sacerdoti di Saint-Jacques, l’istituto missionario a cui appartengono. “Abbiamo trovato i nostri confratelli, le suore e i membri della famiglia di padre Jean Anel Joseph in buona salute”, si legge in un comunicato dell’istituto missionario, senza specificare se sia stato pagato o meno un riscatto.

«L'ora è seria, aumenta la miseria, il bene comune è minacciato. Il Paese è sull'orlo dell'abisso! Tale situazione non può protrarsi ulteriormente». La presa di posizione è della Conferenza episcopale haitiana, che prende posizione sulle proteste contro il presidente Jovenel Moïse, che nell'ultima settimana hanno causato almeno sette vittime, ma anche sulla complessiva situazione di violenza che si vive nel Paese. 

Dal Ruanda all'Ucraina, dal Centrafrica ad Haiti, dal Bangladesh all'Iraq. Spaziano nei cinque continenti le opere di misericordia realizzate grazie all'Obolo di San Pietro, una pratica antica quanto la Chiesa - come attesta il libro degli Atti degli Apostoli - con la quale i fedeli partecipano alle iniziative di bene del vescovo di Roma nei confronti della Chiesa universale. 

Grande preoccupazione tra i leader religiosi per le frasi del presidente Usa Donald Tump che nell’incontro di giovedì scorso, con un gruppo bipartisan di legislatori chiamati a discutere un pacchetto di leggi sulla riforma dell’immigrazione, si è espresso con dichiarazioni d’intolleranza nei confronti di Haiti, di alcune nazioni africane e di altri Paesi che godono uno status di protezione umanitaria.

Secondo l’Unicef, oltre 10,5 milioni di bambini vivono in Paesi che potrebbero essere esposti ai danni dell’uragano Irma. In base all’attuale traiettoria della tempesta, i bambini nelle isole dei Caraibi orientali, della Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba sono in pericolo, fra questi oltre 3 milioni hanno meno di 5 anni.