Messico

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«Come vescovi della frontiera tra Texas e Messico confermiamo il nostro impegno di continuare a prestare tutto l'aiuto di cui hanno bisogno i nostri fratelli migranti, unendoci tra le diverse diocesi e i vari organismi religiosi e civili che operano a favore dei migranti». Lo scrivono in una nota i vescovi frontalieri delle diocesi del Texas (Usa) e Messico, e precisamente di San Antonio, Brownsville, El Paso, Laredo, Ciudad Juarez, Piedras Negras, Nuevo Laredo, Matamoros, Saltillo e San Angelo. 

Mons. Rogelio Cabrera López, presidente della Conferenza episcopale messicana e arcivescovo di Monterrey, e mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, segretario generale, in una nota informano di aver incontrato Papa Francesco in udienza e di aver parlato di vari temi, tra cui il recente summit sulla tutela dei minori.

(da New York) «Un muro in sé non è immorale, ma può essere costruito per uno scopo immorale». Il card. Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, in un articolo pubblicato sul New York Times denuncia le politiche dell'amministrazione Trump e in particolare l'affermazione del presidente che considera «immorali» tutti coloro che si oppongono alla costruzione della barriera al confine con il Messico.

Assume proporzioni sempre più drammatiche il bilancio dell'esplosione di un oleodotto a Tlahuelilpan, località dello stato messicano di Hidalgo, nel territorio diocesano di Tula, a circa 100 chilometri a nord di Città del Messico. Al momento le vittime accertate sono 85, i feriti ricoverati in ospedale 56 (molti dei quali in gravi condizioni, con ustioni diffuse sul oltre il 60% del corpo).

È già in Messico, dopo aver attraversato il Guatemala, buona parte della nuova carovana di migranti honduregni partiti il 15 gennaio dalla città di San Pedro Sula. I migranti sono già circa 2.000, qualcun altro si sta aggiungendo. Ripeteranno lo stesso itinerario già fatto dalle prime carovane che hanno cercato di raggiungere gli Stati Uniti nei mesi di ottobre e novembre, rimanendo alla fine in gran parte bloccati alla frontiera tra Messico e Usa a Tijuana.

Mentre l'attenzione di tutto il mondo è rivolta a Tijuana, esiste all'estremo opposto del Messico, nello stato meridionale del Chiapas, un'altra carovana di cui nessuno parla: viene chiamata carovana «de pies cansados» (dei piedi stanchi) o dei «pies descalzos» (piedi scalzi), composta dagli indigeni, prevalentemente di etnia «tzotzil tzeltal», forzati ad abbandonare le loro case e i loro villaggi (in lingua spagnola si usa l'espressione «desplazados») per le violenze e le minacce di bande paramilitari e criminali.