Messico

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È già in Messico, dopo aver attraversato il Guatemala, buona parte della nuova carovana di migranti honduregni partiti il 15 gennaio dalla città di San Pedro Sula. I migranti sono già circa 2.000, qualcun altro si sta aggiungendo. Ripeteranno lo stesso itinerario già fatto dalle prime carovane che hanno cercato di raggiungere gli Stati Uniti nei mesi di ottobre e novembre, rimanendo alla fine in gran parte bloccati alla frontiera tra Messico e Usa a Tijuana.

Mentre l'attenzione di tutto il mondo è rivolta a Tijuana, esiste all'estremo opposto del Messico, nello stato meridionale del Chiapas, un'altra carovana di cui nessuno parla: viene chiamata carovana «de pies cansados» (dei piedi stanchi) o dei «pies descalzos» (piedi scalzi), composta dagli indigeni, prevalentemente di etnia «tzotzil tzeltal», forzati ad abbandonare le loro case e i loro villaggi (in lingua spagnola si usa l'espressione «desplazados») per le violenze e le minacce di bande paramilitari e criminali.

La carovana di migranti provenienti in gran parte dall'Honduras e diretti, nelle intenzioni, negli Usa, è a Tijuana, in Messico. L'arcivescovo in una nota ha rivolto un appello all'accoglienza. I Salesiani ne stanno ospitando una cinquantina e forniscono duemila pasti al giorno. Padre Augustin Novoa Leyva spera di convincere molti migranti a fermarsi in città dove ci sono possibilità lavorative.

I migranti della carovana centroamericana che sta risalendo il Messico per cercare di arrivare negli Stati Uniti sono giunti a Guadalajara. Anche qui, come è accaduto nella capitale, la città si è organizzata per accogliere la carovana. Intanto dai Gesuiti del centro e Nord America giunge una critica alla decisione di Donald Trump che nega l'asilo ai centroamericani, in violazione dell'articolo 31 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati.

Dopo alcuni giorni di riposo, nel centro di accoglienza improvvisato allo stadio Jesús Martínez Palillo di Città del Messico, è ripreso ieri il cammino della carovana dei migranti centroamericani. La testimonianza di suor María Arlina Barral, responsabile per la Pastorale della mobilità umana dell’arcidiocesi di Città del Messico.