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«E' motivo di grande preoccupazione apprendere che sessanta palestinesi sono stati uccisi ieri e circa 3.000 feriti durante le proteste vicino alla recinzione al confine di Gaza con Israele. Queste perdite, o comunque la maggioranza di esse, potrebbero essere evitate se le forze israeliane usassero strumenti non letali». Lo affermano oggi le Chiese cattoliche della Terra Santa chiedendo a «tutte le parti coinvolte di evitare l'uso della violenza e trovare il modo di porre fine, il prima possibile, all'assedio imposto a circa due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza».

«Condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata», una veglia di preghiera per la pace e una giornata di digiuno: così il Patriarcato Latino di Gerusalemmme risponde alla «ennesima esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la Terra Santa».

«Sono in Terra Santa da 30 anni e non ho mai visto cose del genere, mai tanta rabbia da parte dei palestinesi. Si muore a Gaza, scontri sono in corso a Jenin, Ramallah, Hebron, Betlemme e in altre città della Cisgiordania. Il bilancio delle vittime si aggiorna in continuazione. E domani si teme sarà peggio». A parlare al telefono al Sir, da Gerusalemme, è padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole francescane nella Città santa e responsabile per la Custodia di Terra Santa dei rapporti con Israele e palestinesi.

È di 29 morti e 49 feriti il bilancio, ancora provvisorio, del duplice attentato, rivendicato dall'Isis, che ha colpito il quartiere centrale di Shash Darak a Kabul, dietro l'ambasciata statunitense e il quartier generale della Nato. Otto vittime, secondo quanto diffuso dal Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani (Ajsc), sono reporter, altri sei sono rimasti feriti. 

(Strasburgo) «Porre termine al più presto all'escalation di guerra», perseguire una «soluzione politica», facilitare l'impegno umanitario a favore della popolazione civile. Sono i punti affrontati da Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera, a proposito della crisi siriana.

«Non può esserci alcuna soluzione militare al conflitto in Siria. Una pace giusta e sostenibile per tutti i siriani può essere determinata solo con una soluzione politica». È la posizione del Consiglio mondiale delle Chiese, espressa in una dichiarazione firmata dal suo segretario generale Olav Fykse Tveit, in cui si deplora che «atrocità siano ancora perpetrate contro i civili».