Venezuela

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«L’80% della popolazione venezuelana ha difficoltà a trovare cibo e reperire farmaci. Più della metà si trova in condizioni estreme, soprattutto i bambini e gli anziani, prime vittime della malnutrizione, ma la situazione difficile riguarda tutti, poveri e classe media». Lo racconta in una intervista al Sir da Caracas la direttrice di Caritas Venezuela, Janeth Marquez.

«Come venezuelani esigiamo il rispetto dei nostri diritti civili e di tutti i nostri diritti»: è l’ennesimo appello della Conferenza episcopale del Venezuela affidato poche ore fa ai social media in seguito alle tensioni e agli scontri delle ultime settimane, che hanno causato finora 26 vittime durante le manifestazioni di protesta contro il governo.

Papa Francesco ha inviato un messaggio di solidarietà e vicinanza all’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, tramite una telefonata del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. A rendere noti i contenuti della conversazione è stato ieri lo stesso cardinale Urosa: una settimana fa, mentre celebrava nella basilica Santa Teresa la messa per la solennità di Gesù Cristo Nazareno, è stato interrotto da alcuni contestatori con aggressioni verbali. Nel pesante clima di violenza e tensione in Venezuela la Chiesa sta infatti reagendo con manifestazioni pacifiche, solidarietà con la popolazione e prese di posizione nette contro la repressione. «Durante la telefonata – ha raccontato il cardinale Urosa in una intervista al quotidiano El Nuevo Paìs diffusa dall’ufficio stampa dell’arcidiocesi di Caracas – il cardinale Parolin ha espresso la solidarietà del Papa e personale per l’aggressione anti-religiosa e anti-ecclesiale nella basilica del Nazareno, insolita e insopportabile». Il cardinale Urosa ha riferito che il Papa continua a seguire la situazione generale del Venezuela ed è vicino alla Chiesa e a tutta la popolazione. «Il gesto di Papa Francesco – ha detto una fonte interna all’episcopato – può considerarsi una espressione concreta di unità tra la Chiesa venezuelana e il Vaticano. Non c’è nessuna differenza tra la Conferenza episcopale venezuelana e il Vaticano». Intanto 12 Paesi latinoamericani hanno chiesto al Vaticano di riprendere la mediazione interrotta con il governo venezuelano.

(dall’inviato Sir a Carpi) – Il ricordo della «tragedia che ha colpito la Colombia», un appello per la pace nella Repubblica democratica del Congo, l’invito a cercare «soluzioni politiche» in Venezuela e Paraguay. Questo lo sguardo internazionale rivolto da Papa Francesco ieri prima della preghiera dell’Angelus in piazza Martiri, a Carpi, dove si trovava in visita pastorale.

«Nel nostro Paese, il 2016 è finito in malo modo, con grande disperazione. Il bilancio è da tutti i punti di vista». Così il presidente della Conferenza episcopale venezuelana (Cev) e vescovo di Cumaná, monsignor Diego Padrón Sánchez, nel corso della prolusione che sabato 7 gennaio ha inaugurato a Caracas l’assemblea plenaria dei vescovi venezuelani, intitolata «Una Chiesa di comunione per un Venezuela più giusto e credente», che si è aperta anche al Consiglio nazionale dei laici.

Sul volo che lo riportava a Roma dopo i quattro intensi giorni in Polonia, Papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti che hanno spaziato come di consueto su tanti temi, oltre quelli della Gmg, dal rapporto tra Islam e terrorismo alle accuse di pedofilia al card. Pell, dalla mediazione della Santa Sede per il Venezuela a ciò che accade in Turchia (testo integrale).

La Chiesa venezuelana è sempre più preoccupata per «la gravissima situazione nel Paese», sempre più vicino al crollo economico e con il 70% della popolazione in povertà. Per monsignor Diego Rafael Padrón Sánchez, presidente della Conferenza episcopale del Venezuela, siamo di fronte ad un bivio: o «la sottomissione assoluta» al potere autoritario o «l'esplosione sociale della violenza»