Venezuela

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Alla preghiera del Regina caeli, in piazza San Pietro, Papa Francesco ha lanciato un appello per il Venezuela:

“Cari fratelli e sorelle, non cessano di giungere drammatiche notizie circa la situazione in Venezuela e l’aggravarsi degli scontri, con numerosi morti, feriti e detenuti. Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione. Affidiamo alla Santissima Vergine Maria l’intenzione della pace, della riconciliazione e della democrazia in quel caro Paese...."

Un appello ad evitare «ogni ulteriore forma di violenza», rispettare i diritti umani e cercare «soluzioni negoziate» che ristabiliscano la pace in Venezuela. A rivolgerlo è stato il Papa, durante la preghiera mariana del Regina Coeli recitata a conclusione della festa in piazza San Pietro per i 150 anni dell’Azione Cattolica.

«Oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile!». Sul volo che lo riportava a Roma dopo la visita in Egitto, Papa Francesco ha lanciato un appello rivolto soprattutto alla situazione di tensione con la Corea del Nord. Tra i temi trattati, l’Europa, la Francia, gli immigrati, l’ecumenismo, il Venezuela e il caso Regeni (testo integrale).

«L’80% della popolazione venezuelana ha difficoltà a trovare cibo e reperire farmaci. Più della metà si trova in condizioni estreme, soprattutto i bambini e gli anziani, prime vittime della malnutrizione, ma la situazione difficile riguarda tutti, poveri e classe media». Lo racconta in una intervista al Sir da Caracas la direttrice di Caritas Venezuela, Janeth Marquez.

«Come venezuelani esigiamo il rispetto dei nostri diritti civili e di tutti i nostri diritti»: è l’ennesimo appello della Conferenza episcopale del Venezuela affidato poche ore fa ai social media in seguito alle tensioni e agli scontri delle ultime settimane, che hanno causato finora 26 vittime durante le manifestazioni di protesta contro il governo.

Papa Francesco ha inviato un messaggio di solidarietà e vicinanza all’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, tramite una telefonata del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. A rendere noti i contenuti della conversazione è stato ieri lo stesso cardinale Urosa: una settimana fa, mentre celebrava nella basilica Santa Teresa la messa per la solennità di Gesù Cristo Nazareno, è stato interrotto da alcuni contestatori con aggressioni verbali. Nel pesante clima di violenza e tensione in Venezuela la Chiesa sta infatti reagendo con manifestazioni pacifiche, solidarietà con la popolazione e prese di posizione nette contro la repressione. «Durante la telefonata – ha raccontato il cardinale Urosa in una intervista al quotidiano El Nuevo Paìs diffusa dall’ufficio stampa dell’arcidiocesi di Caracas – il cardinale Parolin ha espresso la solidarietà del Papa e personale per l’aggressione anti-religiosa e anti-ecclesiale nella basilica del Nazareno, insolita e insopportabile». Il cardinale Urosa ha riferito che il Papa continua a seguire la situazione generale del Venezuela ed è vicino alla Chiesa e a tutta la popolazione. «Il gesto di Papa Francesco – ha detto una fonte interna all’episcopato – può considerarsi una espressione concreta di unità tra la Chiesa venezuelana e il Vaticano. Non c’è nessuna differenza tra la Conferenza episcopale venezuelana e il Vaticano». Intanto 12 Paesi latinoamericani hanno chiesto al Vaticano di riprendere la mediazione interrotta con il governo venezuelano.

(dall’inviato Sir a Carpi) – Il ricordo della «tragedia che ha colpito la Colombia», un appello per la pace nella Repubblica democratica del Congo, l’invito a cercare «soluzioni politiche» in Venezuela e Paraguay. Questo lo sguardo internazionale rivolto da Papa Francesco ieri prima della preghiera dell’Angelus in piazza Martiri, a Carpi, dove si trovava in visita pastorale.

«Nel nostro Paese, il 2016 è finito in malo modo, con grande disperazione. Il bilancio è da tutti i punti di vista». Così il presidente della Conferenza episcopale venezuelana (Cev) e vescovo di Cumaná, monsignor Diego Padrón Sánchez, nel corso della prolusione che sabato 7 gennaio ha inaugurato a Caracas l’assemblea plenaria dei vescovi venezuelani, intitolata «Una Chiesa di comunione per un Venezuela più giusto e credente», che si è aperta anche al Consiglio nazionale dei laici.

Sul volo che lo riportava a Roma dopo i quattro intensi giorni in Polonia, Papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti che hanno spaziato come di consueto su tanti temi, oltre quelli della Gmg, dal rapporto tra Islam e terrorismo alle accuse di pedofilia al card. Pell, dalla mediazione della Santa Sede per il Venezuela a ciò che accade in Turchia (testo integrale).