Arabia Saudita

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Bambini di otto anni sono stati stuprati nella città yemenita di Ta'iz e i presunti autori, tra cui membri delle milizie sostenute dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita, restano ancora impuniti. La terribile denuncia è stata fatta oggi da Amnesty international, che ha indagato sulle testimonianze delle famiglie di quattro minorenni stuprati negli ultimi otto mesi. 

Il governo del presidente Abdrabbuh Mansur Hadi ha accettato di prendere parte ai colloqui di pace sponsorizzati dalle Nazioni Unite che si terranno a fine mese in Svezia. L'annuncio, diffuso oggi in una nota, segue di qualche ora quello del leader degli houthi di proclamare un cessate-il-fuoco unilaterale a Hodeida, città costiera preda di aspri combattimenti con la coalizione militare internazionale a guida saudita, che avrebbe causato nelle ultime settimane centinaia di morti.

«Le nuove violenze a Hodeidah rappresentano l’ennesimo colpo agli sforzi di pace nello Yemen, un Paese che scivola sempre più nel caos e nella miseria». Lo dichiara il direttore generale dell’Unicef, Henrietta Fore, che denuncia «l’escalation di ostilità che sta mettendo migliaia di bambini che vivono nella zona e nei dintorni a rischio imminente di essere feriti o di morire».

Agosto è stato il mese più sanguinoso dall'inizio dell'anno in Yemen. Secondo i rapporti raccolti dalle Nazioni Unite nei primi nove giorni di agosto sono morti 450 civili, di cui 131 bambini, mentre al 31 agosto i morti e feriti sono saliti a 981, tra cui oltre 300 bambini, ma il numero potrebbe essere ancora più alto perché difficile tenere il conto esatto.

In un rapporto di 41 pagine redatto da un gruppo di esperti incaricati dall'Ufficio per i diritti umani (Ohchr), le Nazioni Unite puntano il dito contro la coalizione militare a guida saudita e i ribelli houthi, sostenendo che le violazioni contro la popolazione civile dello Yemen esaminati possono inquadrarsi come crimini di guerra.

Dalla decisione di Trump di spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme, alla sconfitta militare dell'Isis, dalla situazione in Siria all'avvicinamento anti-Iran di Arabia Saudita e Israele. Ne parliamo con Riccardo Redaelli, docente di geopolitica all'Università Cattolica di Milano. «Il futuro non promette nulla di buono».

Dopo le dimissioni improvvise del primo ministro Saad Hariri, la prima urgenza è quella di vigilare per far fronte a «qualsiasi trama o intento di sabotaggio intesi a minare la stabilità del Libano». Con queste parole il patriarca maronita, cardinale Bechara Boutros Rai, ha deplorato la decisione del premier libanese di annunciare le proprie dimissioni mentre era in trasferta in Arabia Saudita, mettendo in guardia dagli effetti destabilizzanti che tale scelta potrebbe avere sui fragili equilibri nazionali.