Armenia

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“Le parole del Santo Padre sono una grande consolazione per tutti gli armeni. Sono il segno che Papa Francesco non ci ha dimenticato”. Così mons. Raphaël François Minassian, arcivescovo per gli armeni dell’Europa dell’Est, commenta da Yerevan per il Sir le parole pronunciate ieri all’Angelus da Papa Francesco. 

Il motivo è legato alla necessità di proteggere una famiglia di armeni che, rifugiatisi nel Paese quasi nove anni fa, hanno visto respinta la loro richiesta di asilo e dovrebbero quindi lasciare l’Olanda dove in questi anni i tre figli sono cresciuti, hanno studiato. Sasun e Anousche Tamrazyan con i loro tre figli, Hayarpi, Warduhi e Seyran, hanno chiesto aiuto alla comunità protestante di cui sono membri. 

Auguro all'Armenia un futuro di giustizia e di pace, perché è un popolo coraggioso, che ha portato tante croci nella propria storia, ma pur facendo della resistenza una seconda pelle, una pelle di pietra, non ha rinunciato al cuore tenero di una madre. Sono parole intrise di ammirazione quelle che Papa Francesco ha pronunciato per il Paese caucasico, a conclusione del suo 14.esimo viaggio apostolico. Le domande dei giornalisti sul volo Yerevan-Roma hanno spaziato su vari temi di interesse internazionale, primo fra tutti l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

Dialogo ecumenico, nel segno dell'amore misericordioso di Cristo, e pace in un mondo insanguinato dagli interessi egoistici e dalla strumentalizzazione della fede. La visita di Papa Francesco in Armenia ha già prodotto un primo frutto concreto: la firma di una dichiarazione comune con il Catholicos Karekin II. Nel documento, siglato a Etchmiadzin, centro spirituale del Paese, si enumerano le drammatiche pagine di violenza del nostro tempo: "innumerevoli persone innocenti uccise, deportate o costrette a un doloroso e incerto esilio da continui conflitti a base etnica, politica e religiosa nel Medio Oriente e in altre parti del mondo".