Armenia

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«Ci siamo impegnati ad opporci ad ogni forma di discriminazione e violenza, e abbiamo commemorato le vittime di quello che la Dichiarazione Comune di Sua Santità Giovanni Paolo II e Sua Santità Karekin II menzionò quale ‘lo sterminio di un milione e mezzo di Cristiani Armeni, che generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo'». È questa la frase chiave della dichiarazione congiunta tra Papa Francesco e il Catholicos Karekin II, patriarca di tutti gli armeni, firmata e presentata nell’ultimo giorno del viaggio apostolico di Francesco in Armenia (testo integrale).

«Al culmine di questa visita tanto desiderata e per me già indimenticabile, desidero elevare al Signore la mia gratitudine, che unisco al grande inno di lode e di ringraziamento salito da questo altare». Lo ha detto papa Francesco (discorso integrale), prendendo la parola ieri mattina durante la Divina Liturgia celebrata sul Piazzale di San Tiridate del Palazzo Apostolico di Etchmiadzin e presieduta da Sua Santità Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di Tutti gli Armeni.

In un clima solenne e di grande raccoglimento si è svolta la Divina Liturgia nel cortile del palazzo apostolico di Etchmiadzin, che vuol dire "il luogo dove è sceso l'Unigenito". Alla presenza di migliaia di persone, tra apostolici e cattolici, Papa Francesco ha ringraziato il Catholicos Karekin II per l'accoglienza e l'ospitalità ricevuta, rimarcando la gioia dello stare insieme come fratelli, del poter pregare insieme e condividere "le speranze e le preoccupazioni della Chiesa di Cristo". Una Chiesa che dovrebbe avere un unico cuore e che, invece, purtroppo porta ancora gli scandalosi segni della divisione. 

Dinanzi ai tanti ostacoli sulla via della pace, alle disastrose conseguenze delle guerre - popolazioni costrette ad abbandonare tutto, specie in Medio Oriente, la proliferazione e il commercio delle armi, la mancanza di rispetto per la persona umana - i cristiani sono chiamati a donare al mondo, con coerenza, il Vangelo. È l'esortazione pronunciata da Papa Francesco durante l'incontro ecumenico e la preghiera per la pace, in piazza della Repubblica a Yerevan. Dinanzi al Catholicos Karekin II, che pure si è fatto messaggero dei medesimi auspici, il Pontefice ha evidenziato che l'unità "non è un vantaggio strategico da ricercare per mutuo interesse", ma quello che chiede Gesù ai suoi discepoli, lasciando convincimenti rigidi in nome dell'amore umile, senza sospetti e senza convenienze.

Festa a Gyumri per l'arrivo di Papa Francesco, che ha deciso di celebrare la santa messa in piazza Vartanants, dove sono tutt'ora visibili i danni causati dal terremoto del 1988. Dinanzi a una ricostruzione che ancora non si è ultimata, Il Pontefice ha chiesto di edificare la propria esistenza partendo da tre basi stabili: la memoria, la fede e l'amore misericordioso. "Nelle vostre voci - ha precisato nell'omelia - risuonano quelle dei sapienti santi del passato; nelle vostre parole c’è l’eco di chi ha creato il vostro alfabeto allo scopo di annunciare la Parola di Dio; nei vostri canti si fondono i gemiti e le gioie della vostra storia".

Dodici lastre inclinate di basalto, per il numero delle province vittime della violenza di massa, che circondano uno spazio a cielo aperto dove arde la "Fiamma eterna". La visita di Papa Francesco al memoriale di Tzitzernakaberd, per non dimenticare i massacri della popolazione armena sotto l'impero ottomano del 1915, si è svolta in un silenzio intenso, commosso. Il Pontefice ha deposto una corona di fiori, sulla cosiddetta "collina delle rondini", prima di raccogliersi in preghiera insieme con il Catholicos Karekin II. 

Il passato, con gli evidenti esiti "nefasti a cui condussero nel secolo scorso l'odio, il pregiudizio e lo sfrenato desiderio di dominio", dovrebbe oggi indurre tutti ad "agire con responsabilità e saggezza per prevenire i pericoli di cadere in tali orrori", attraverso il dialogo e la "genuina ricerca della pace". È la riflessione offerta da Papa Francesco al Palazzo presidenziale, incontrando le autorità e il Corpo Diplomatico. Dinanzi alle vive parole di riconoscenza e gratitudine del capo dello Stato, che ha pure messo a fuoco l'urgenza della riconciliazione tra i popoli, il Pontefice ha evocato il Metz Yeghérn, il "Grande Male", la tragedia che inaugurò "il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso"...

Una fede vissuta e non semplicemente indossata, una terra illuminata dal coraggio dei martiri, un popolo orgoglioso che ha molto sofferto attraverso i secoli ma è sempre tornato a rinascere. È l'Armenia ad aver accolto Papa Francesco per il suo 14.esimo viaggio apostolico. L'Airbus A321 dell'Alitalia è atterrato alle 14:50 all'aeroporto Zvartnots di Yerevan. Accolto dal presidente della Repubblica, Serzh Sargsyan, nonché dal Catholicos Armeno Apostolico, Karekin II, il Pontefice si è subito recato a Etchmiadzin, cuore storico della Chiesa sin dal 301, quando la Nazione caucasica abbracciò il Vangelo.