Corea del Sud

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“Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure, di quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto”. Lo ha detto Papa Francesco, rispondendo ai giornalisti durante il volo di ritorno dal suo terzo viaggio apostolico che lo portato in Corea. (testo integrale)

Fabiano Hong-joun Choi, scrittore e produttore di documentari televisivi: "Il popolo coreano ha visto l'amore del Papa per i giovani, i sofferenti, gli ammalati". Le persone radunate a piazza Gwanghwamun, circa un milione, "rappresentano una luce per la Corea". E sui rapporti tra le due Coree: "Non dobbiamo perdere la speranza che ci possa essere anche per noi la possibilità di poterci un giorno di nuovo abbracciare, che avvenga ciò che è avvenuto, per esempio, per la Germania".

“La vita è un cammino, un cammino lungo, ma un cammino che non si può percorrere da soli. Bisogna camminare con i fratelli alla presenza di Dio”. Poche parole, pronunciate a braccio, ma dense di significato: Papa Francesco incontra i leader religiosi a Seoul, prima della fine del suo viaggio apostolico nella Repubblica di Corea, e li chiama “fratelli”. Gesti e parole si intrecciano così per offrire al mondo – stanco delle divisioni – un’istantanea chiara: siamo tutti membri della famiglia umana e ciascuno è chiamato a contribuire nella costruzione di una società più giusta e solidale.

“Abbiate fiducia nella potenza della croce di Cristo! Vi chiedo di portare una testimonianza convincente del messaggio di riconciliazione di Cristo nelle vostre case, nelle vostre comunità e in ogni ambito della vita nazionale”. Papa Francesco chiude il suo viaggio apostolico nella Repubblica di Corea nel segno della speranza, auspicando pace e riconciliazione in una nazione che da oltre sessant’anni vive l’esperienza della divisione e del conflitto. Nella cattedrale di Myeong-dong di Seoul, il Pontefice ha ricordato che come cristiani siamo chiamati “a respingere con fermezza una mentalità fondata sul sospetto, sul contrasto e sulla competizione, e a favorire piuttosto una cultura plasmata dall’insegnamento del Vangelo".

(dall’inviato Sir a Seoul) - “Abbiate fiducia nella potenza della croce di Cristo! Accogliete la sua grazia riconciliatrice nei vostri cuori e condividetela con gli altri! Vi chiedo di portare una testimonianza convincente del messaggio riconciliatore di Cristo nelle vostre case, comunità e in ogni ambito della vita nazionale”. È questo il messaggio che Papa Francesco ha lasciato oggi ai cattolici coreani durante la messa per la pace e la riconciliazione nella cattedrale di Myeongdong, a Seoul, ultimo atto della sua visita in Corea iniziata il 14 agosto.

Brevi istantanee della Messa finale della VI Giornata della gioventù asiatica. La celebrazione nella fortezza di Haemi, luogo simbolo di martirio per la comunità cristiana coreana. Seimila i giovani partecipanti in rappresentanza di 23 Paesi del Continente asiatico. Con loro anche 30mila fedeli accorsi per salutare il Papa. I suoni e i canti. L'affidamento missionario: "Portare la sapienza della fede in ogni ambito della vita sociale!". Senza dimenticare "i poveri, i malati e gli emarginati".