Georgia

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Un Paese inserito «a pieno titolo e in modo fecondo e peculiare nell’alveo della civiltà europea», che è nello stesso tempo «quasi un ponte naturale tra l’Europa e l’Asia, una cerniera che facilita le comunicazioni e le relazioni tra i popoli, che ha reso possibili nel corso dei secoli sia i commerci che il dialogo e il confronto delle idee e delle esperienze tra mondi diversi». È la fotografia della Georgia, scattata dal Papa nel suo primo discorso del suo 16° viaggio apostolico fuori dall’Italia (testo integrale).

«La Georgia non solo è parte della civiltà europea, ma ne è anche uno degli artefici. È il Paese del Vello d’Oro che per secoli ha svolto la funzione di ponte tra varie civiltà. Oggi ci troviamo in una città che è simbolo del dialogo interculturale, della convivenza e della collaborazione tra diversi». Lo ha detto il presidente della Georgia, Giorgi Margvelashvili, dopo aver ringraziato Papa Francesco per essere andato in Georgia, nell’incontro con le autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico nel cortile del palazzo presidenziale di Tbilisi.

«Sarà un viaggio di pace e il Papa porterà un messaggio di riconciliazione per tutta la Regione». Così Greg Burke, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha presentato questa mattina ai giornalisti il viaggio che Papa Francesco farà in Georgia e Azerbaijan, dal 30 settembre al 2 ottobre.

L’annuncio ufficiale è stato dato sabato scorso dalla Santa Sede: Papa Francesco compirà due viaggi nella regione del Caucaso nei prossimi mesi. Sarà in Armenia dal 24 al 26 giugno e in Georgia e Azerbaigian dal 30 settembre al 2 ottobre. I vescovi Raphael Minassian e Giuseppe Pasotto raccontano l'atmosfera che si respira nei luoghi dove i cattolici sono una esigua minoranza