Iran

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Nel 2018 sono state 690 le condanne a morte eseguite (-31% rispetto al 2017). I primi cinque Stati per numero di esecuzioni sono stati invece: Cina (migliaia), Iran (almeno 253, anche se sono diminuite del 50%), Arabia Saudita (149), Vietnam (85) e Iraq (almeno 52). E ancora più di 19.000 persone sono detenute nei bracci della morte. Sono i dati contenuti nel rapporto globale sulla pena di morte di Amnesty International.

Le contraddizioni sfilano sul podio dell'Assemblea generale. I 53 interventi dei capi di stato presenti passano dal sostegno al multilaterismo e a soluzioni con più interlocutori come auspicato dal re di Giordania, Hussein, per la questione israelo-palestinese e anche dal presidente egiziano Al Sisi; ad una strenua difesa del nazionalismo spacciata per patriottismo, come ha fatto il presidente statunitense Trump.

Agosto è stato il mese più sanguinoso dall'inizio dell'anno in Yemen. Secondo i rapporti raccolti dalle Nazioni Unite nei primi nove giorni di agosto sono morti 450 civili, di cui 131 bambini, mentre al 31 agosto i morti e feriti sono saliti a 981, tra cui oltre 300 bambini, ma il numero potrebbe essere ancora più alto perché difficile tenere il conto esatto.

Dalla decisione di Trump di spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme, alla sconfitta militare dell'Isis, dalla situazione in Siria all'avvicinamento anti-Iran di Arabia Saudita e Israele. Ne parliamo con Riccardo Redaelli, docente di geopolitica all'Università Cattolica di Milano. «Il futuro non promette nulla di buono».