Iran

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Papa Francesco ha ricevuto oggi in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il presidente della Repubblica islamica dell’Iran, Hassan Rouhani, il quale ha incontrato successivamente il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Gallagher.

Il presidente iraniano Rohani a Roma per lanciare il dopo-sanzioni. Accordi per 17 miliardi, ma sul tavolo anche la lotta al terrorismo dello Stato islamico e i rapporti con l'Ue. Il disgelo passa anche attraverso la discussione intorno ai diritti umani. Dopo gli incontri con Mattarella e Renzi, Rohani rende visita a Papa Francesco. Indiscrezioni parlano di un invito al Pontefice a recarsi in Iran. Prossima tappa Parigi.

Questo anno giubilare “può essere l’occasione propizia perché la fredda indifferenza di tanti cuori sia vinta dal calore della misericordia, che trasforma il timore in amore e ci rende artefici di pace”. E’ l’auspicio che Papa Francesco ha espresso agli ambasciatori di tutto il mondo , rappresentanti del 180 stati che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, incontrati nella Sala Regia del Palazzo apostolico per i tradizionali auguri di inizio anno. Nel suo ampio discorso, il Papa ha ricordato innanzitutto che ogni esperienza religiosa autenticamente vissuta non può che promuovere dialogo e pace, come è stato fatto a Bangui, nella repubblica Centrafricana, scelta per aprire la prima Porta santa del Giubileo e per lanciare un messaggio di pace assieme alla comunità musulmana.

«Non si può mai uccidere in nome di Dio»: «Solo una forma ideologica e deviata di religione può pensare di rendere giustizia nel nome dell’Onnipotente, deliberatamente massacrando persone inermi, come è avvenuto nei sanguinari attentati terroristici dei mesi scorsi in Africa, Europa e Medio Oriente». È l’ammonimento del Papa, nel discorso (testo integrale) rivolto oggi al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede in cui ha affrontato soprattutto l'emergenza delle migrazioni.

L'esecuzione, decretata dall'Arabia Saudita, del dignitario sciita Sheikh Nimr al-Nimr, ha riacceso lo scontro settario tra sciiti e sunniti. Una frattura religiosa con risvolti politici e militari che coinvolge tutto il Medio Oriente e i Paesi del Golfo e che mette a rischio gli sforzi diplomatici per trovare una soluzione alla guerra in Siria e Yemen. I musulmani nel mondo sono 1.599.700.000. I sunniti sono circa il 90% del totale.

L'Arabia Saudita lancia un'alleanza militare islamica. Missione da compiere: la lotta contro il terrorismo, non solo dell'Isis. Trentaquattro Paesi, tutti a maggioranza sunnita, pronti a intervenire nei territori minacciati da gruppi terroristici come Boko Haram, Shabaab, Al Qaeda. Un patto, salutato con soddisfazione dagli Usa, che potrebbe entrare in competizione con la coalizione russa guidata da Vladimir Putin e composta invece da Paesi sciiti come l'Iran e l'Iraq, insieme alla Siria del presidente Assad.

«Perseguitati. Cristiani e minoranze nella morsa fra terrorismo e migrazioni forzate» è il titolo del nuovo Dossier pubblicato oggi da Caritas Italiana che approfondisce in modo particolare il dramma degli oltre 100 milioni di cristiani vittime di discriminazioni, persecuzioni e violenze messe in atto da regimi totalitari o adepti di altre religioni.

L'intesa raggiunta a Vienna prevede la diminuzione del numero delle centrifughe iraniane (macchine che arricchiscono l'uranio), da oltre 19mila a circa 5mila, e delle scorte di uranio arricchito. Dopo il via alle sanzioni, enormi risvolti economici. L'analista Renzo Guolo: «È evidente che un accordo di questo tipo stabilisce che l'Iran non può essere più tagliato fuori».