Iraq

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Un ventennio aperto dal crollo delle torri gemelle, che si chiude con la presa del potere dei Talebani in Afghanistan. Un tempo di scontri, ma anche di gesti importanti come quelli compiuti da papa Francesco. Padre Antonio Spadaro, gesuita, direttore de «La Civiltà cattolica», è una delle persone che segue più da vicino il Papa. E la sua lettura di questo ventennale è che bisogna lavorare per l’icontro e il dialogo. «Anche se tutto sembra dire il contrario».

È arrivata a Qaraqosh, villaggio cristiano della piana di Ninive, in Iraq, la reliquia della Santa Croce, portata dal frate della Custodia di Terra Santa, padre Noor Tamas, di origini irachene. Con l’arrivo della reliquia è stata inaugurata la mostra fotografica “La terra amata da Gesù”, ideata dallo stesso religioso, che dal 22 luglio scorso sta viaggiando per diverse città della Siria, del Libano e dell’Iraq. 

“Un viaggio coraggioso e profetico. Abbiamo seguito e accompagnato il Papa con la preghiera, sin dal primo giorno, offrendo messe e digiuni. Le parole e i gesti del Pontefice sono arrivati anche a noi che non eravamo in Iraq”: al termine dello storico viaggio di Papa Francesco, il primo di un Pontefice nella terra di Abramo, a parlare da Gerusalemme è padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa.

L’incontro tra Papa Francesco e il Grande Ayatollah al-Sistani è stato preparato da “molti anni di scambi tra Najaf e Vaticano”. E se al momento, all’orizzonte, non c’è la firma o la redazione di un documento comune, c’è però una promessa: “Presto ci recheremo in Vaticano per assicurarci che questo dialogo continui, si sviluppi e non si fermi qui”. A formularla, in un’intervista al Sir di bilancio al termine del viaggio del Papa in Iraq, è uno degli esponenti di spicco del mondo sciita iracheno, Sayyed Jawad Mohammed Taqi Al-Khoei, segretario generale dell’Istituto Al-Khoei di Najaf

“Grazie a tutti!”. È il saluto di congedo del Papa dall’Iraq, al termine della Messa nello stadio di Erbil, in cui si è rivolto “in particolare la cara popolazione curda” e ha abbracciato “i cristiani di i delle varie confessioni” che “qui in tanti qui hanno versato il sangue sullo stesso suolo”, “martiri” che  “ci chiedono di camminare insieme, senza esitare, verso la pienezza dell’unità”.