Iraq

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«Quando dei popoli si uniscono insieme per pregare, allora perfino la realtà può essere cambiata». Con queste parole monsignor Jean Sleiman, arcivescovo di Bagdad dei latini, invita i «cristiani e gli uomini di buona volontà» di tutto il mondo a partecipare alla giornata mondiale di preghiera e digiuno per la Pace in Siria e in Iraq, promossa da Aiuto alla Chiesa che Soffre in occasione del prossimo mercoledì delle ceneri, 10 febbraio.

La sessione plenaria dell'Assemblea di Strasburgo ha messo ai voti - dopo un precedente dibattito in aula - una risoluzione intitolata «Sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte dell’Isis». Non si tratta di un semplice atto simbolico, perché il testo «apre la strada a misure preventive e ulteriori azioni per fermare» le persecuzioni «in corso contro i cristiani, gli yazidi e altre minoranze etniche». Ora spetta all'Onu agire con determinazione.

«Sosteniamo i cristiani rimasti in Iraq‏»: è questo l’invito che «Aiuto alla chiesa che soffre» (Acs) lancia per la prossima Quaresima, anticipato dalla Giornata mondiale di preghiera e digiuno per la pace in Siria e in Iraq fissata per il 10 febbraio, Mercoledì delle Ceneri e che porta  il titolo: «Porterai la loro Croce per un giorno? Nel mercoledì delle Ceneri prega e digiuna per Iraq e Siria».

Sabato 16 e domenica 17 gennaio, un sacerdote iracheno, Don Imad Khoshaba Gargees, sarà a Firenze nella Parrocchia B.V.M. Madre della Divina Provvidenza – in Via Dino Compagni 6 - in rappresentanza della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Don Imad appartiene all’arcidiocesi caldea di Erbil, laddove lo scorso anno sono giunti 120mila cristiani, costretti a fuggire dalle violenze di Isis.

«La liberazione della città di Mosul e della Piana di Ninive è ormai vicina; ritorneremo nella città a noi così cara dove seppelliremo le nostre sofferenze e le nostre paure, e dove finirà anche la storia dei jihadisti terroristi e dei fondamentalisti islamici che vivono senza futuro». Lo ha detto il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako, durante la messa di Natale nella chiesa della Regina del Rosario nella capitale irachena, alla quale hanno partecipato, secondo quanto riferito dal sito Baghdadhope, anche alcune famiglie musulmane e mandee. 

Una speranza di pace per il mondo. E' l'augurio del Papa nel messaggio natalizio pronunciato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro (testo integrale), prima della benedizione Urbi et Orbi. Il Pontefice ha ricordato i popoli che soffrono a causa dei conflitti ed ha rivolto un pensiero speciale ai migranti che fuggono dai propri Paesi alla ricerca di un futuro dignitoso.

Chiese che diventano presepi viventi, piene di fedeli che pure nella difficoltà del momento si ritrovano ai piedi della mangiatoia per pregare Gesù, principe della pace. Non si tratta di una rappresentazione e nemmeno di 'pastorelli' come tradizione recita, ma poveri, sfollati, rifugiati, malati, persone private della loro casa, costrette a fuggire dai Paesi di origine, Iraq e Siria in primis, per scampare alla violenza della guerra e dello Stato Islamico.