Iraq

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Memoria, speranza, testimonianza: sono i binari lungo i quali è corso il viaggio apostolico di Papa Francesco in Corea, “un Paese dove si incontrano antiche culture asiatiche e la perenne novità del Vangelo”. All’udienza generale, in aula Paolo VI, il Pontefice ha ricordato il suo recente pellegrinaggio, in occasione della beatificazione di 124 martiri coreani e per la Sesta Giornata Asiatica della Gioventù. Pensando a un Paese dinamico, proiettato verso il futuro, Papa Francesco ha ricordato con gioia l’esempio di quei laici che abbracciarono la fede cristiana per farne una regola di vita, testimoniata fino al martirio. Un coraggio e una fedeltà che oggi possono fiorire anche nel cuore di tanti giovani.

L’appello di Papa Francesco ad intervenire in Iraq “per fermare l’aggressore ingiusto” ha “il merito di aver lanciato un sasso nello stagno e di aver smosso le coscienze. Ma c’è bisogno che tutti i governi assumano le proprie responsabilità in questi conflitti, altrimenti degenerano. Mettere le mani in pasta per affrontare questa situazione e tutti gli altri conflitti dimenticati del mondo è una azione doverosa”. Lo afferma oggi al Sir Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana e responsabile dell’area internazionale.

“L’Isis non si ferma fornendo armi ai curdi: lo può fare solo la Comunità internazionale, attraverso l’Onu, facendo luce e mettendo di fronte alle loro responsabilità quanti hanno finanziato e armato questa orda di violenti dell’Isis, che ha tratto enorme giovamento dalla destabilizzazione della Libia e da quella in corso della Siria, e che si è radicata nell’Iraq disastrato”. Lo afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, in merito all’informativa dei ministri degli Esteri e della Difesa alle relative Commissioni parlamentari.

“In questi casi, dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare, fare la guerra: fermarlo. (…) Ma dobbiamo avere memoria, pure, eh? Quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto”.
Sul volo di ritorno Seoul-Roma Papa Francesco ha intessuto un fitto dialogo con i giornalisti, sollecitato da sedici domande, che hanno spaziato dal viaggio nella Repubblica di Corea agli scenari internazionali più preoccupanti.

“Tutte le autorità ci hanno garantito la loro collaborazione. Bisogna pensare che qui in Iraq oggi ci sono un milione e duecentomila rifugiati, quattrocentomila bambini, persone appartenenti a vari gruppi religiosi ed etnici”. Lo dice, in un’intervista a Radio Vaticana, il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e inviato personale del Papa in Iraq.

“Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure, di quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto”. Lo ha detto Papa Francesco, rispondendo ai giornalisti durante il volo di ritorno dal suo terzo viaggio apostolico che lo portato in Corea. (testo integrale)

(dall’inviato Sir a Seoul) - La preghiera spontanea di Papa Francesco per il “popolo sofferente per l’Iraq” e per il suo inviato personale in quelle terre, il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. È accaduto al termine della preghiera dei fedeli durante la Messa per la pace la riconciliazione celebrata stamattina nella cattedrale di Seoul.

(dall’inviato Sir a Seoul) - “Abbiate fiducia nella potenza della croce di Cristo! Accogliete la sua grazia riconciliatrice nei vostri cuori e condividetela con gli altri! Vi chiedo di portare una testimonianza convincente del messaggio riconciliatore di Cristo nelle vostre case, comunità e in ogni ambito della vita nazionale”. È questo il messaggio che Papa Francesco ha lasciato oggi ai cattolici coreani durante la messa per la pace e la riconciliazione nella cattedrale di Myeongdong, a Seoul, ultimo atto della sua visita in Corea iniziata il 14 agosto.