Iraq

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“Occorre reagire con forza, credenti di tutte le religioni e non credenti, perché questo abbia fine e ogni religione condanni senza ambiguità l’abuso della fede per giustificare vessazioni e violenze, in forza di un integralismo che non ha nulla di religioso. Lo ha detto ieri il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, introducendo, in cattedrale, la celebrazione eucaristica nella Solennità dell’Assunzione, presieduta dal vescovo ausiliare, mons. Claudio Maniago, recentemente nominato vescovo di Castellaneta.

E' pronta la missione italiana a sostegno alle popolazioni del Nord dell'Iraq. I ministri degli Esteri, Federica Mogherini, e della Difesa, Roberta Pinotti, hanno dato il via libera a un ponte aereo, con 6 voli, per la distribuzione attraverso l'Unicef di 36 tonnellate di acqua, 14 tonnellate di biscotti proteici, 200 tende da campo e 400 sacchi a pelo.

Solidarietà “con i cristiani dell’Iraq e con le altre minoranze perseguitate” e un appello affinché “la guerra, che è la madre di tutta l’ingiustizia e la sua figlia al contempo”, cessi ovunque e smetta “di produrre i suoi effetti satanici sulle creature di Dio, in Iraq come in Siria, in Palestina, in Nigeria come in Afghanistan, in Siria e in Centro Africa” è stato lanciato dall’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Ucoii).

“La situazione dei cristiani e delle altre minoranze religiose in Iraq è totalmente inaccettabile. L’urgenza di difendere e tutelare i diritti umani di questo popolo e la sopravvivenza delle sue comunità è evidente. La comunità internazionale è chiamata a porre fine a questa tragedia con tutti i mezzi legittimi possibili”.

Caritas Iraq è stata costretta a chiudere i centri di Qaraqosh, Alqosh e Bartilla a causa degli scontri armati. Lo rende noto Caritas italiana, rilanciando l’appello alla solidarietà e invitando a unirsi alla preghiera del 15 agosto promossa dalla Cei per i cristiani perseguitati, ricordando che “da oltre 10 anni Caritas Iraq è abituata ad operare in una situazione di insicurezza e continua a farlo, ma con difficoltà sempre più grandi”. “

“Una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani”, con l’impegno a “esercitare la loro influenza presso i governanti per la cessazione dei crimini” contro le minoranze cristiane e yezidi in Iraq, “la punizione di chi commette” e “il ristabilimento di uno Stato di diritto su tutto il territorio, assicurando il ritorno degli sfollati”.