Medio Oriente

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Nella Messa di Mezzanotte a Betlemme, mons. Pierbattista Pizzaballa ha esortato i fedeli a passare dalla «ideologia del nemico alla logica della fraternità». Il ricordo degli attentati in Giordania e Egitto, delle guerre in Siria e in Iraq, del conflitto israelo-palestinese.

La gioia e la speranza del Natale possano “raggiungere tutti i popoli, specialmente quelli feriti dalla guerra e da aspri conflitti”. E’ l’auspicio che Papa Francesco ha formulato dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, durante il tradizionale messaggio di Natale Urbi et Orbi. Come in un abbraccio, il pensiero del Pontefice ha cinto gli uomini e le donne della martoriata Siria, dove è tempo che “le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale”. 

Il Natale è «un appello palestinese per la speranza e la giustizia, un messaggio unico che portiamo avanti da generazioni come un tesoro prezioso che nasce in Palestina e che si celebra in tutto il mondo». Inizia così il messaggio del presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in occasione del Natale.

Il primo Natale di padre Francesco Patton, come Custode di Terra Santa, sarà tutto per i fratelli cristiani, e non, segnati dalla guerra. Il pensiero rivolto «a tutte quelle persone che hanno bisogno di pace e la desiderano con tutto il cuore», in Siria, in Iraq, come anche in Israele e Palestina, quella Terra Santa divisa dal muro. L'invito del Custode è vivere il Natale come momento di «incontro tra la gente e quindi anche del superamento dello stesso Muro.

In questa guerra senza inviati speciali e fatta solo di fotografie il racconto visivo globale ci viene comunque dalla città di Aleppo con le sue case franate nelle strade o senza tetto come se non fossero state mai finite, senza finestre come persone a cui sono stati cavati gli occhi o con teli di plastica come ragazzi  con il lattime agli occhi

Un incontro intenso e commovente, nel segno della preghiera e della speranza. L'abbraccio tra Papa Francesco e la comunità assiro-caldea nella piccola chiesa di San Simone Bar Sabbae ha chiuso la prima giornata del Pontefice a Tbilisi. Tra quanti hanno patito le persecuzioni e la violenza inaudita di cui è capace l'uomo, il Pontefice ha levato orazioni per il Figlio di Dio, affinché vinca la “durezza dei cuori, prigionieri dell’odio e dell’egoismo”; conforti “le vittime innocenti, i bambini, gli anziani, i cristiani perseguitati” e “le persone abusate, private della libertà e della dignità”; ed ancora, “gli esuli, i profughi, chi ha smarrito il gusto della vita”. 

“Avevamo bisogno di un messaggio forte. La situazione in Siria è molto grave. Basta vedere la città di Aleppo per capire che i bombardamenti sono tanti e senza pietà. Negli ultimi sei giorni abbiamo avuto 99 bambini uccisi e 203 feriti, due ospedali colpiti e 30 medici rimasti per 350mila abitanti”. Così Staffan De Mistura, inviato speciale del Segretario generale dell’Onu per la Siria, ha illustrato l’udienza di Papa Francesco ai membri degli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi umanitaria in Siria e Iraq, riunti a Roma per il loro quinto incontro promosso da "Cor Unum". All’udienza ha partecipato anche De Mistura, secondo cui “il messaggio forte lanciato dal Papa questa mattina è che non esiste una soluzione militare. Prendere o riprendere una parte di Aleppo non vuole dire vincere la guerra. Deve vincere la pace”. Dopo il fallimento della tregua concordata tra Russia e America, “vanno trovate nuove condizioni per un altro cessate il fuoco. Non esiste alternativa – ha ribadito De Mistura parlando con i giornalisti - Eravamo a due passi dal mantenere questo cessate il fuoco, l’accordo tra russi e americani era stato serio – io ero lì con loro – trovato durante una intera notte. Chi ha voluto rompere l’accordo è chi non ha voluto che russi e americani si potessero mettere d’accordo”.
La colpa del fallimento della tregua, ha spiegato l’inviato speciale del Segretario generale dell’Onu, è sia del “presidente Assad che non aveva nessun interesse in questa tregua perché avrebbe portato all’atterramento completo della flotta aerea e degli elicotteri siriani” e sia di “chi appoggia Al Nusra che non voleva un distacco chiaro e operativo tra Al Nusra e il resto dell’opposizione”. Adesso, ha rimarcato De Mistura, “Russia e America, le due superpotenze hanno una grande responsabilità nel rispondere all’appello del Papa che ha detto che non esiste soluzione militare”. Questo significa anche, come più volte sottolineato dal Pontefice, “stop alla vendita e all’invio di armi”. In merito alla sua partecipazione alla conferenza di "Cor Unum", De Mistura ha affermato che lo spirito dell’incontro è “ricordarci che in questo momento deve essere dato aiuto per ridurre il dolore” della Siria, “e agire come un medico che ne prolunga la vita in attesa di una cura. In questo contesto l’aiuto umanitario diventa importante. Quanto alla presunta scomparsa dell'Isis, De Mistura è chiaro: "No, Isis è quello che approfitta di tutti questi conflitti e non va dimenticato. Loro non dimenticano noi"

Porre fine ai conflitti è un potere che sta anche nelle mani dell’uomo perché ognuno di noi può e deve farsi costruttore di pace, e il vostro lavoro tenta di spezzare quella spirale di prepotenza e di inerzia da cui non sembra esserci scampo. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo stamane in Vaticano i membri degli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi umanitaria in Siria, Iraq e nei Paesi limitrofi, riuniti a Roma per il loro quinto incontro promosso dal Pontificio consiglio Cor Unum.