Medio Oriente

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Nel tradizionale messaggio pasquale «Urbi et Orbi» Papa Francesco ha invocato frutti di speranza e di pace nella storia segnata da ingiustizie e violenze: nella martoriata Siria, in Terra Santa, in Sud Sudan, in Ucraina, in Venezuela. Ha incoraggiato il dialogo tra le due Coree ed ha ricordato tutti i bambini del mondo colpiti da guerre e fame.

«La Pasqua è davanti a noi ma da qui si vede solo il Calvario». E il Calvario, in Medio Oriente, ha il nome di Ghuta, Damasco, Idlib, Aleppo, Baghdad, Batnaya, Mosul, Afrin, Gaza, e tanti altri luoghi di guerra e di morte. Nelle parole di mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, non c'è solo dolore, ma ancje la speranza che la Pasqua sia motivo di gioia.

Sarà l'amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, a ricordare la figura di padre Alberto Gori, giovedì 22 febbraio ad Agliana, paese natale del francescano che tra il 1937 e il 1970 fu prima Custode e poi Patriarca latino di Gerusalemme.

Nella delegazione dei vescovi dell’«Holy land Coordination» (Hlc), il Coordinamento di Terra Santa, composto da presuli provenienti da Europa, Nord-America e Sud-Africa, anche l'arcivescovo Riccardo Fontana che ha spiegato al Sir il senso della visita in Terra santa dal 13 al 18 gennaio.