Gerusalemme

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«Ripetiamo a tutti, soprattutto ai politici, che il miglior aiuto da dare ai nostri fedeli è quello di permettere loro di restare a casa loro, nei loro paesi, di non suscitare disordini politici e le varie forme di violenza che li costringono a emigrare». È l’appello contenuto nell’undicesima lettera pastorale del Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente (Cpco), pubblicata il 20 maggio 2018, elaborata durante la riunione tenutasi dal 9 all’11 agosto 2017 nei pressi di Beirut, in Libano, e rilanciata oggi dal Patriarcato latino di Gerusalemme.

Da Bari Papa Francesco e i Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente rilanciano un forte appello per la pace. La risposta alle guerre, alla violenza e all'ingiustizia risiede nella rinuncia delle logiche di supremazia e nello sradicamento della miseria. Un monito ai potenti che mentre parlano di pace alimentano sfrenate corse al riarmo

«L'identità e la vocazione peculiare di Gerusalemme, Città Santa va preservata al di là delle varie tensioni e dispute politiche, la presenza dei cristiani, benché piccolo gregge, attinge dallo Spirito la forza per la missione di testimonianza, oggi più urgente che mai». Lo ha ribadito oggi Papa Francesco durante l'udienza concessa ai partecipanti alla Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco) in occasione della 91ª Assemblea plenaria che quest'anno coincide con il 50° di fondazione della Roaco.

Dall'11 al 18 giugno una delegazione diocesana, guidata dal vescovo, mons. Roncari, è in Terra Santa per siglare un gemellaggio con la Diocesi di Gerusalemme. È un nuovo passo di un percorso di dialogo interreligioso e culturale che ha per protagonista il territorio di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Attivi anche progetti con la Rete Italiana per il Dialogo Eurometiterraneo-APS e l'Università di Firenze.

Prima dei saluti in lingua italiana, al termine dell'udienza generale, Papa Francesco si è detto molto preoccupato per l'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente e ha fatto gli auguri ai «fratelli islamici» per l'inizio del Ramadan

«E' motivo di grande preoccupazione apprendere che sessanta palestinesi sono stati uccisi ieri e circa 3.000 feriti durante le proteste vicino alla recinzione al confine di Gaza con Israele. Queste perdite, o comunque la maggioranza di esse, potrebbero essere evitate se le forze israeliane usassero strumenti non letali». Lo affermano oggi le Chiese cattoliche della Terra Santa chiedendo a «tutte le parti coinvolte di evitare l'uso della violenza e trovare il modo di porre fine, il prima possibile, all'assedio imposto a circa due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza».

«Condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata», una veglia di preghiera per la pace e una giornata di digiuno: così il Patriarcato Latino di Gerusalemmme risponde alla «ennesima esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la Terra Santa».

Domenica 8 aprile, giorno in cui si celebra la Pasqua ortodossa, non sarà un giorno festivo in Palestina. Le decisione del governo palestinese, guidato dal premier Rami Hamdallah, sta provocando «scontento e preoccupazione non solo tra i fedeli cristiani e cattolici ma anche tra molti musulmani». A rivelarlo al Sir è padre Jamal Khader, parroco della parrocchia latina della «Sacra Famiglia» nella capitale palestinese, Ramallah. 

«Una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele» e un «Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati guidato da un vicario episcopale»: sono queste le due decisioni prese dall’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, e comunicate a tutti i parroci latini in Israele con una lettera datata 23 marzo, resa nota nella serata di ieri.