Gerusalemme

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«Condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata», una veglia di preghiera per la pace e una giornata di digiuno: così il Patriarcato Latino di Gerusalemmme risponde alla «ennesima esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la Terra Santa».

Domenica 8 aprile, giorno in cui si celebra la Pasqua ortodossa, non sarà un giorno festivo in Palestina. Le decisione del governo palestinese, guidato dal premier Rami Hamdallah, sta provocando «scontento e preoccupazione non solo tra i fedeli cristiani e cattolici ma anche tra molti musulmani». A rivelarlo al Sir è padre Jamal Khader, parroco della parrocchia latina della «Sacra Famiglia» nella capitale palestinese, Ramallah. 

«Una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele» e un «Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati guidato da un vicario episcopale»: sono queste le due decisioni prese dall’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, e comunicate a tutti i parroci latini in Israele con una lettera datata 23 marzo, resa nota nella serata di ieri.

«Contrastare ogni forma di discriminazione sulla base della religione» e salvaguardare lo Status Quo». Lo auspicano i presidenti di Ccee e Keh in una lettera indirizzata ai leder cristiani che nei giorni scorsi avevano firmato una dichiarazione congiunta per protestare contro alcune decisioni delle autorità israeliane.

«Non dimenticare le migliaia di famiglie, tra cui bambini e giovani, scappati dalla violenza della guerra in Siria e Iraq, molti dei quali in età scolare, che si appellano alla nostra generosità per riprendere la vita scolastica e così poter sognare un futuro migliore». È l’appello contenuto nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo dal prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, card. Leonardo Sandri, e da mons. Cyril Vasil, arcivescovo segretario, per la tradizionale «Collecta pro Terra Sancta» del Venerdì Santo.

Si chiama «La Nostra Casa» ed è un progetto promosso dalla Custodia di Terra Santa, con il sostegno della propria ong «Ats pro Terra Sancta», con cui i francescani aiutano le famiglie cattoliche della Città Vecchia di Gerusalemme e di Betlemme finanziando interventi di restauro e consolidamento delle case che sarebbero altrimenti per loro insostenibili.

Nella delegazione dei vescovi dell’«Holy land Coordination» (Hlc), il Coordinamento di Terra Santa, composto da presuli provenienti da Europa, Nord-America e Sud-Africa, anche l'arcivescovo Riccardo Fontana che ha spiegato al Sir il senso della visita in Terra santa dal 13 al 18 gennaio.