Palestina

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«Il miracolo si è verificato! Dalle 5.30 di stamattina è entrata in vigore una tregua. I due contendenti sembrano la stiano rispettando. Le scuole oggi saranno ancora chiuse. In città il movimento sta riprendendo lentamente». Così padre Gabriel Romanelli al Sir sull'entrata in vigore di una tregua concordata tra Israele e Jihad islamica.

«Rabbia e dispiacere di essere costretti a denunce a intervalli ravvicinati», ma dà ancora «più rabbia che questi eventi si verifichino senza che, nella maggioranza dei casi, i colpevoli siano assicurati alla giustizia». Lo scrive in una nota l'assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa sul «nuovo crimine di odio», commesso stamani nel villaggio di Jish, dove alcune auto sono state danneggiate e slogan sono stati scritti in ebraico su vetture e furgoni.

«Profonda preoccupazione per l'escalation delle violazioni israeliane contro il popolo palestinese in generale e la presenza cristiana in Palestina con particolare attenzione a Gerusalemme» è stata espressa dal presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in una lettera indirizzata a Papa Francesco e consegnata, probabilmente settimana scorsa, dall'ambasciatore palestinese presso la Santa Sede, Issa Kassissieh.

Forse è giunto il tempo in cui «le Chiese e i leader spirituali indichino un altro cammino, insistano sul fatto che tutti, Israeliani e Palestinesi, sono fratelli e sorelle in umanità». Lo affermano i vescovi cattolici di Terra Santa al termine della loro assemblea, constatando i fallimenti nella risoluzione del conflitto.

Nessun permesso è stato concesso da Israele ai cristiani di Gaza per permettere loro di uscire dalla Striscia e recarsi a Gerusalemme per pregare durante le feste pasquali. A dichiararlo al Sir è Wadie Abunassar, responsabile per i media dei leader delle Chiese cristiane in Terra Santa. 

«Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall'inizio delle proteste per la Marcia del ritorno». Questa la denuncia di Save the Children che ha richiamato le parti in conflitto a garantire la protezione dei minori.