Siria

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«In Siria la guerra non è ancora finita, il terrorismo non è ancora stato sconfitto e i nostri fratelli hanno più che mai bisogno del nostro aiuto!». Lo afferma il direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), Alessandro Monteduro, lanciando una nuova iniziativa della Fondazione a sostegno di due differenti progetti per i cristiani siriani.

(Bruxelles) Servirà a rafforzare la fornitura di servizi pubblici, l'accesso all'istruzione superiore e i servizi di protezione dell'infanzia in Libano, Giordania e Iraq il pacchetto di aiuti da 100 milioni di euro che oggi la Commissione europea ha adottato attraverso il Fondo fiduciario regionale per la risposta alla crisi siriana. 

«Far sbarcare subito le 42 persone a bordo della nave Sea-Watch 3. Troverebbero immediatamente posto nelle comunità cattoliche e protestanti e lavoro in 50 Comuni tedeschi»: questa la proposta e l'appello lanciato oggi da Paolo Naso, della Federazione Chiese evangeliche italiane (Fcei) all'aeroporto di Fiumicino, durante la conferenza stampa in occasione dell'arrivo di 77 richiedenti asilo siriani dal Libano, tra cui un trentina di bambini, tramite i corridoi umanitari promossi insieme alla Comunità di Sant'Egidio. 

37.000 persone ogni giorno sono costrette a fuggire dalle proprie case. L'80% delle persone in fuga vive  in Paesi confinanti, quindi a medio o basso reddito. E' la Turchia ad accogliere il numero più elevato di rifugiati (3,7 milioni), seguita da Pakistan e Uganda.  Il 60% di tutti i rifugiati provengono da soli 5 Paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia.

«L'intensificarsi di bombardamenti e attacchi nel nord-ovest della Siria ha costretto alla fuga 150.000 persone (25.000 famiglie) tra il 29 aprile e il 5 maggio». Lo denuncia oggi Medici senza frontiere in una nota attraverso la quale spiega che «a migliaia sono arrivati nel governatorato di Idlib, dove le cliniche mobili di Msf, già presenti nell'area, stanno fornendo assistenza medica ai nuovi arrivati e incrementato la distribuzione di acqua e materiali essenziali nei campi sfollati».

«Dal 20 aprile almeno 12 bambini sono stati uccisi nella Siria nord-occidentale, mentre la violenza nella zona smilitarizzata continua ad aumentare. Più di 30.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case per sfuggire alla violenza durante il mese di aprile». Lo dichiara in una nota il direttore generale dell'Unicef, Henrietta Fore, che segnala inoltre come «quattro strutture sanitarie sono ora inutilizzabili dopo essere state recentemente colpite e distrutte, lasciando migliaia di persone senza accesso all'assistenza medica salvavita».