Siria

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Papa Francesco nel discorso che ha rivolto quest’anno al Corpo diplomatico si è soffermato soprattutto sull'importanza della collaborazione fra le nazioni e della diplomazia multilaterale, che oggi rischia invece di essere indebolita dal riemergere di tendenze nazionalistiche. Bisogna cercare il bene di tutti i popoli, anche accettando «gli inevitabili compromessi», perché altrimenti si assiste alla sopraffazione del più forte sul più debole e i problemi si aggravano.

E’ un augurio di fraternità per il mondo quello che il Papa ha rivolto stamani nel tradizionale Messaggio natalizio al termine del quale ha impartito la Benedizione  «Urbi et Orbi». Francesco ha ricordato diversi Paesi del mondo, bisognosi di pace e riconciliazione, e ha rivolto un pensiero particolare ai cristiani che festeggiano il Natale in contesti ostili, auspicando che tutte le minoranze possano veder riconosciuta la libertà religiosa.

Il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton rispolvera dei versi di Ungaretti per spiegare il Natale. «È un dramma, non un cine-panettone». Un dramma che impegna l'uomo a lasciarsi illuminare dalla Luce e realizzare «il sogno di Dio» che è la salvezza dell'umanità

Anche se la guerra continua ancora in alcune zone del paese, non mancano in Siria «i primi segni» di una pace prossima. Tra questi «intere città, come Aleppo, che hanno trovato pace e sicurezza». È quanto si legge nel messaggio di Natale di mons. Jean-Clément Jeanbart, arcivescovo di Aleppo dei greco-melkiti, dove viene tracciato un bilancio delle attività pastorali e umanitarie del 2018. 

«Nel nostro pellegrinaggio verso l'unità visibile, sperimentiamo una comune sofferenza, che viene dalla drammatica situazione dei nostri fratelli e sorelle in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria» . È quanto si legge nella dichiarazione comune firmata dal Papa e dal Catholikos Patriarca della Chiesa assira dell'Oriente, Mar Gewargis III, al termine dell'udienza di oggi.

«Condividiamo la grande sofferenza che deriva dalla tragica situazione che vivono tanti nostri fratelli e sorelle in Medio Oriente, vittime della violenza e spesso costretti a lasciare le terre dove vivono da sempre». Sono le parole rivolte oggi dal Papa al Catholikos-Patriarca della Chiesa Assira dell'Oriente, Mar Gewargis III, ricevuto oggi in udienza.