Siria

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Il 9 ottobre prendeva inizio l’offensiva turca in territorio siriano denominata «Fonte di pace». Dopo una settimana che cosa è cambiato negli equilibri delle potenze internazionali e regionali coinvolte? Ne abbiamo parlato con Matteo Bressan, analista e docente, direttore dell’Osservatorio per la stabilità e sicurezza del Mediterraneo allargato (OssMed) della Lumsa

(Bruxelles) Cessazione immediata delle azioni militari nel nord della Siria; ricerca di una soluzione politica al conflitto; avanti con l'embargo di armi. I ministri degli esteri dell'Unione europea, riuniti a Lussemburgo, hanno emesso una posizione comune sulla Turchia che usa il metodo del bastone e della carota. Il Consiglio Ue anzitutto «esorta nuovamente la Turchia a cessare la sua azione militare unilaterale nella Siria nordorientale e a ritirare le sue forze».

È scattata l’operazione della Turchia contro le forze curde nel nord-est della Siria e contro i terroristi di Daesh. Erdogan l’ha chiamata «Primavera di pace» ma per l’arcivescovo greco-melkita di Aleppo, mons. Jeanbart «è  un’altra fonte di guerra di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ora si rischia un massacro. I curdi combatteranno fino allo stremo».